copertina apple store Fonte foto: Shutterstock
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Apple Store australiano nella bufera: foto osé rubate alle clienti

La goliardata è costata il licenziamento e una denuncia ai 4 dipendenti del centro assistenza del negozio di Carindale a Brisbane nello stato del Queensland

Storie di ordinaria perversione, anche in casa Apple. Alcuni dipendenti hanno rubato circa 100 foto intime dagli iPhone di alcune clienti, e di dipendenti, per poi condividerle con colleghi di altri negozi australiani dell’azienda di Cupertino a cui, tra l’altro, assegnavano anche dei voti. Colti in flagrante!

La notizia, diffusa dal Courier Mail, sta facendo il giro del mondo che lo considera «il più grosso scandalo a colpire il gigante tecnologico in Australia». Apple, nel bene o nel male, fa sempre notizia e, in questo particolare caso, non ne esce benissimo nonostante abbia già comunicato di aver già inviato una delegazione di responsabili del personale per investigare sull’accaduto. Chissà quanti altri centri assistenza si divertono nello stesso modo anche qui in Italia? Dopo questa disavventura, forse è il caso di ricordarsi di effettuare il ripristino del telefono prima di portarlo a riparare.

Furto e condivisione di foto piccanti gratis

Un attimo di distrazione ed ecco che l’allegra combriccola di ladri, e fornitori, di foto scottanti di ignare clienti Apple, ma anche di colleghe donne dello store, è stato scoperto. Il fattaccio, secondo la ricostruzione del Courier Mail, è emerso quando un tecnico è stato beccato da un collega a ficcanasare nel rullino foto di una cliente nel centro assistenza.

Apple chiude in fretta la questione

apple store foto rubate
Uno dei tanti Apple Store presenti in giro per il mondo

Da qui è partita la denuncia alla dirigenza dell’Apple Store Carindale a Brisbane che non ha fatto il nome dei “presunti” colpevoli. Il Courier Mail parla di almeno quattro dipendenti licenziati. Apple però, in un comunicato stampa, riferisce che – dopo accurate indagini svolte dai dirigenti inviati da Cupertino in Australia – non si è trovata traccia di trasferimenti illeciti di foto. Chi avrà ragione?

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