GlobalXplorer Fonte foto: GlobalXplorer
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Aiuta gli archeologi a trovare reperti analizzando le foto satellitari

Hai sempre sognato di vivere un'avventura in stile Indiana Jones? GlobalXplorer mette a disposizione di tutti strumenti per scoprire i resti di antiche civiltà

È ormai finito il tempo in cui gli archeologi si muovevano a tentoni per riportare alla luce monumenti perduti o città sepolte da millenni. Oggi, grazie alle immagini satellitari, il loro lavoro è – in un certo senso -più semplice, ma non meno appassionante.

GlobalXplorer cerca volontari che aiutino gli archeologi ad analizzare proprio queste immagini in arrivo dal cielo. Se gli “indizi” sono difficili da individuare sul terreno, diventano molto più evidenti in un’immagine scattata da un satellite. E le immagini da passare al setaccio sono tantissime. Il progetto, fortemente voluto dall’archeologa Sarah Parcak dell’Università dell’Alabama a Birmingham, offre tutti gli strumenti e la formazione necessaria per riuscire a individuare schemi che potrebbero segnalare la presenza di reperti storici ancora da scoprire. La prima tappa è il Perù, ma l’obiettivo è il mondo intero.

Progetto ambizioso di GlobalXplorer

(Tratto da YouTube)

GlobalXplorer, come accennato, nasce da un’idea dell’archeologa Sarah Parcak che ha recentemente vinto un premio da un milione di dollari dal TED, un’organizzazione no profit che ha come obiettivo quello di “Diffondere Idee di Valore”. Il progetto, tra l’altro, è supportato dalla rivista National Geographic, da DigitalGlobe – un’azienda specializzata in immagini via satellite – e da Mondo Robot – una società di progettazione. Insieme hanno deciso di rendere l’archeologia divertente e accessibile e, al tempo stesso, coinvolgere persone comuni nella ricerca concreta di reperti di antiche civiltà.

Serve l’aiuto di tutti

Basta iscriversi al sito GlobalXplorer per seguire un vero e proprio corso online su come analizzare gli schermi all’interno di reali immagini satellitare, su come distinguere – per esempio – “indizi” che indicano la presenza di un saccheggio, di costruzioni abusive o di un possibile sito di interesse archeologico. Stiamo parlando di un database di oltre 120 milioni di foto che coprono ognuna un’area di circa 200 per 200 metri. Immagini elaborate tramite appositi filtri e algoritmi per renderle già pronte per essere “vivisezionate”. Sono vere immagini in arrivo dai satelliti, quindi, chi partecipa al progetto lavora sullo stesso materiale a disposizione del team di archeologi di GlobalXplorer che esaminerà tutte le segnalazione fornite dai volontari. L’unico dettaglio che manca, e c’è un motivo, è il “dove”, per prevenire possibili scavi non autorizzati. I più bravi saliranno di livello e potranno accedere a strumenti di analisi sempre più sofisticati. E non è detto che – un giorno – non si venga invitati a collaborare anche negli scavi.

 

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