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Aziende italiane e sicurezza: la più grande paura è il cyberspionaggio

Una ricerca Trend Micro ha analizzato i dati degli attacchi dell’ultimo anno: sono state colpite da hacker oltre il 79% delle aziende italiane

27 Aprile 2017 - Visti i recenti fatti di cronaca non sorprende che in Italia le aziende temano il cyberspionaggio e gli hacker più di ogni altra cosa. A far emergere questo dato è stata una ricerca degli esperti di sicurezza informatica Trend Micro. Da questa è emerso che nel solo 2016 il 79% delle aziende ha subito un attacco hacker.

Trend Micro ha intervistato oltre 2.400 responsabili decisionali IT in Europa e Stati Uniti per fare luce sullo stato attuale della cybersecurity. Per quanto riguarda l’Italia le minacce sono di vario tipo. Il 79% degli intervistati ha affermato, infatti, di aver subito un attacco di notevoli dimensioni nel 2016, il 25% di aver subito più di 11 attacchi, mentre il 9% è stato attaccato più di 25 volte. Si tratta di percentuali di infezioni informatiche tra le più alte in Europa. La minaccia prevalente nel 2016 è stata il ransomware, con l’84% dei responsabili IT che ha dichiarato di essere stato infettato almeno una volta e il 31% di essere stato colpito cinque o più volte.

Cyberspionaggio

Al secondo posto tra i pericoli più ricorrenti troviamo il phishing (22%). Per i prossimi mesi però, a quanto è emerso dalla ricerca, la paura più grande per le aziende non sono i malware ma il cyberspionaggio.  Per il 36% degli intervistati (percentuale più alta nel mondo) il cyberspionaggio rappresenta il pericolo più importante. A seguire gli attacchi mirati (22%), quelli Business Email Compromise (11%) e i ransomware (7%) che sembrano intimorire meno rispetto l’anno passato.

Problemi di sicurezza informatica

Le aziende italiane intervistate hanno dichiarato di provare a dare il massimo per evitare queste minacce, e hanno dimostrato di capire realmente quelli che sono i rischi informatici per un’azienda. Detto questo però diverse società hanno trovato degli ostacoli per il loro percorso di protezione informatica. Come una mancanza di comprensione reale delle minacce (28%), le infrastrutture obsolete (28%) e la mancanza di innovazione da parte dei fornitori (27%). Dal momento in cui il 91% dei responsabili IT italiani è convinto che smartphone, tablet, laptop e i dispositivi indossabili aumenteranno il livello delle minacce in futuro, le soluzioni principali per far fronte alle minacce mobile sono la formazione dei dipendenti (per il 32% degli intervistati), la containerizzazione dei software per separare attività personali e lavorative (30%) e misure di sicurezza obbligatorie (26%).

Misure di sicurezza avanzata

Le misure di sicurezza avanzata affascinano le aziende italiane. Tanto che in questo dato le società nostrane sono seconde solo a quelle francesi. I responsabili IT italiani sono attratti da strumenti di sicurezza avanzata come il machine learning e l’analisi del comportamento. L’85% ritiene che questi tool siano efficaci per bloccare le minacce informatiche e più di tre quarti (77%) dichiara di utilizzarli già, mentre l’88% inizierà a farlo nei prossimi 12-18 mesi. Il problema è che da soli questi strumenti non bastano per fermare le minacce della Rete. Intervistati sulle battaglie da affrontare nei prossimi mesi in campo di sicurezza le aziende italiane hanno risposto in questo modo: per il 36% la crescente imprevedibilità dei cyber criminali è la sfida maggiore per il futuro, per il 19% è invece l’assenza di comprensione delle minacce, mentre il 26% indica la fatica a tenere il passo con il panorama in rapida evoluzione e la crescente complessità dell’attività cybercriminale.

Dati globali

Il 64% delle aziende su scala globale ha subito un attacco di grandi dimensioni negli ultimi 12 mesi e il ransomware è stato la tipologia di minaccia più comune, con il 69% degli intervistati che ha affermato di essere stato attaccato almeno una volta nel periodo esaminato. Anche a livello internazionale è interessante notare come solamente il 10% delle aziende ritenga che il ransomware costituirà una minaccia nel 2017. Per quanto riguarda la ricerca sono state sentite nello specifico aziende di in Austria, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Stati Uniti, Svezia e Svizzera. In Italia il campione è di 103 decision maker rappresentanti di organizzazioni operative su tutto il territorio e in vari settori, in ambito pubblico e privato.

 

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