Blockstack(1) Fonte foto: Twitter/BlockStack
SICUREZZA INFORMATICA

Blockstack vuole reinventare Internet all'insegna della privacy

Blockstack vuole sviluppare un software per creare una sorta di universo parallelo al web dove gli utenti abbiano un controllo completo dei propri dati

Blockstack ha una visione, forse utopistica, ma contagiosa del mondo digitale. Ne è rimasto, infatti, folgorato Albert Wenger, investitore di Union Square Ventures, che già aveva creduto nei progetti Etsy e Tumblr e che ha già finanziato questa nuova startup con 4 milioni di dollari a cui ne sono seguiti altri da nuovi investitori.

L’obiettivo di Blockstack è vivere il web senza dover scendere a compromessi con la propria privacy. La startup rilascerà il suo software entro la fine dell’anno per usare siti e applicazioni creati appositamente per questo nuovo dominio tramite il browser che si preferisce. Ma non si tratta di un mondo a parte. Le persone potranno continuare a navigare sul web, cliccare sui link e persino chattare o fare shopping ma, invece di dover creare un account per ogni sito, come si fa per Google o Facebook, gli utenti dei siti creati nel sistema Blockstack avranno il controllo completo della propria, o proprie, identità digitali. Quando si visita un sito che richiede informazioni personali, è l’utente a decidere se concederle. Per interrompere un servizio basta revocare l’accesso a dati e profilo.

Ripensare il web

(Tratto da YouTube)

La visione di Blockstack è resa possibile da un sistema di identità costruito per essere indipendente da qualsiasi azienda, persino dalla stessa startup. Usa, infatti, un registro digitale, o blockchain, alla base del sistema monetario Bitcoin per tenere traccia dei nomi utente e delle chiavi di accesso a loro associati che consentono a una persona di controllare i propri dati e identità. Una serie di migliaia di computer in tutto il mondo ospita la blockchain, e nessuna entità la controlla. Il sistema di Blockstack usa la blockchain per registrare i nomi di dominio che, tradotto in altri termini, non c’è alcun bisogno di un equivalente dell’ICANN, ossia dell’ente che attualmente assegna gli indirizzi IP e gestisce il sistema dei nomi a dominio generici di primo livello.

Potere agli utenti

Il funzionamento del sistema escogitato da Blockstack sembra a prima vista complicato ma Ryan Shea, uno degli sviluppatori, sostiene che funzioni di basso livello nel design del web, come la mancanza di un sistema di identità incorporato, sono alla base di molti problemi come, per esempio, lo strapotere di grandi aziende. Shea è convinto che le aziende saranno ancora in grado di generare profitto sulla nuova piattaforma, ma il potere tenderà a orientarsi sempre più nella direzione degli utenti. Microsoft sta già collaborando con Blockstack per capire come usare questo sistema per le sue piattaforme.

Decentralizzare il web

Tim Berners-Lee, la persona che ha creato il web, ha recentemente affermato qualcosa di simile: bisogna tornare a una decentralizzazione del web in grado di servire meglio gli utenti e la società. Berners-Lee si è recentemente registrato sulla piattaforma Blockstack come timblee.id e sta lavorando a un suo personale progetto per decentralizzare il web al MIT di Boston chiamato SOLID. Brewster Kahle, fondatore di Internet Archive, ha invece ospitato la prima grande conferenza sulla decentralizzazione del Web la scorsa estate ed è ottimista che le sfide lanciate dal progetto saranno alla fine superate. Sempre più utenti si pongono domande sulla privacy e Kahle risponde: «oggi molti di noi dipendono dal Web, ma è una tecnologia vecchia di 20 anni che sta mostrando tutta la sua età

 

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