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Consegna pacchi Amazon, entro il 2020 anche sulla Luna. Come funziona

Jeff Bezos ha un piano piuttosto ambizioso: stabilire una base sul nostro satellite e avviare un servizio di consegne a “domicilio” entro luglio 2020

Dopo il boom a cavallo tra gli Anni ’60 e gli Anni ’70 dello scorso secolo, la Luna è improvvisamente tornata di moda. Elon Musk, patron di SpaceX e Tesla, ha già annunciato che a metà 2018 lancerà una capsula con due turisti spaziali a bordo che orbiteranno attorno alla Luna prima di tornare a terra.

Jeff Bezos, però, non vuole essere da meno. Anche se in pochi lo sanno, il fondatore di Amazon ha dato vita a una compagnia spaziale privata che, in collaborazione con la NASA, punta a diventare uno degli operatori di riferimento per quanto riguarda i trasporti di merci nello spazio. Blue Origin – questo il nome della società spaziale legata ad Amazon – ha da poco iniziato i test di lancio e atterraggio e non è, quindi, allo stesso livello di sviluppo di SpaceX, ma di certo non le mancano risorse (sia economiche sia umane), né la volontà di alzare ulteriormente l’asticella della storia dei viaggi spaziali (premi sulla fotogallery in alto per scoprire come funzionerà il progetto di Amazon).

Il progetto lunare di Blue Origin

Nelle ultime ore Il Wall Street Journal ha affermato di aver visionato un white paper – una sorta di progetto-proposta – che lo stesso Jeff Bezos avrebbe fatto recapitare nelle settimane a cavallo tra gennaio e febbraio 2017 ai vertici della NASA e degli uomini che si stanno occupando della transizione dal Governo Obama al Governo Trump. Nel documento si esplicita l’intenzione di Blue Origin di progettare e realizzare un modulo-cargo in grado di raggiungere la Luna e favorire così la creazione di una base lunare che possa ospitare una colonia umana. Un piano molto ambizioso, ma che per gli ingegneri di Blue Origin – e Jeff Bezos in testa – potrebbe essere completato in un lasso di tempo di molto inferiore a quello che si pensa.

(video tratto dal canale YouTube Blue Origin)

Sbarco lunare nel luglio 2020

Nel white paper nelle mani della NASA e del Governo statunitense, infatti, si prevede che il primo volo, teso proprio a stabilire la base per i futuri sbarchi, potrebbe essere operato già nel luglio 2020. In poco più di tre anni, insomma, Blue Origin potrebbe essere in grado di perfezionare la sua tecnologia a tal punto da inviare un modulo nello spazio, fallo orbitare attorno alla Luna e scaricare viveri e macchinari sulla superficie del nostro satellite (in un cratere del Polo Sud, ben esposto alla luce solare), per poi far ritorno verso la Terra. Un’operazione, magari, nella quale Blue Origin sfrutterà uno dei tanti brevetti ottenuti negli ultimi mesi da Amazon per la consegna pacchi con droni: uno di questi, infatti, prevede la possibilità di “paracadutare” i pacchi mentre il drone fa ritorno alla base di partenza.

Stretta collaborazione tra Blue Origin e NASA

Per portare a compimento il suo progetto, Blue Origin chiede la collaborazione della NASA sia in fatto di know how, sia da punto di vista finanziario. Certo, Jeff Bezos sarebbe il primo finanziatore dell’impresa, ma i fondi governativi sarebbero più che utili per accelerarne lo sviluppo e rispettare la tabella di marcia. Proprio per favorire questa collaborazione, il piano di Blue Origin prevede che il modulo potrebbe essere portato in orbita non solo da New Shepart (il razzo riutilizzabile progettato dalla compagnia spaziale di Bezos), ma anche da razzi della NASA e di altre compagnie private (come Atlas V della United Launch Alliance).

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