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Internet non funziona? Colpa degli squali, probabilmente

Negli ultimi tempi si sente molto parlare di joint-venture per posare sempre più cavi sottomarini con l'obiettivo di portare Internet ai quattro angoli del globo

Sono imprese colossali, estremamente impegnative e molto costose, che vedono impegnati aziende del web e delle telecomunicazioni. Ma c’è una variabile, forse, ancora poco considerata: i danni provocati dagli squali che sembrano apprezzare questi cavi in fibra ottica.

Google aveva sollevato il problema di questi pescecani “mangia-Internet” già qualche anno fa trovando una soluzione per proteggere i propri investimenti sottomarini: usare un materiale simile al Kevlar che, a parità di peso, è ben cinque volte più resistente dell’acciaio. Google non possedendo la licenza del Kevlar, ha brevettato un altro materiale – una fibra in polietilene – usata per realizzare i giubbotti antiproiettile. Non tutti i cavi che corrono sotto mari e oceano, purtroppo, sono protetti con questa guaina speciale e c’è chi si è inventato il mestiere di “riparatore di cavi”. Come il Guillaume Le Saux che lavora per la francese Orange. Vediamo come si svolge la sua attività.

I pescecani gradiscono molto i byte & bit

Molti, spesso, si dimenticano che Internet è qualcosa di fisico. Sicuramente non Guillaume Le Saux capitano della nave “the Pierre de Fermat”. Si tratta di un’imbarcazione, di proprietà del colosso delle telecomunicazioni Orange, appositamente progettata per posare e riparare i cavi in fibra ottica che attraversano i fondali marini di tutto il mondo. La vita di questo capitano è piuttosto intensa, vive in costante all’erta, pronto a essere inviato con il suo equipaggio in pieno oceano con un preavviso di massimo due ore.

Riparazioni sottomarine 24 ore su 24

Il capitano Le Saux e il suo equipaggio, quando arrivano sul luogo “incriminato”, calano il sottomarino Hector – un robot di sette tonnellate – in fondo al mare, a volte fino a una profondità di 5.000 metri. Il lavoro di Hector è quello di valutare il danno, seppellire il cavo appena posato sul fondo marino, oppure di portare le parti danneggiate a bordo della nave per ripararle e ripristinare il cavo per poi rimetterlo a posto.

Nave in mare apertoFonte foto: Orange
Una nave addetta alla riparazione dei cavi sottomarini

Un lavoro rischioso ma indispensabile

Il capitano Le Saux spiega che l’attacco dei cavi da parte degli squali è reale, anche se piuttosto raro. I pescecani, infatti, sono in grado di sentire l’odore della corrente elettrica, della radiazione elettromagnetica e, trattandosi di animali molto curiosi, cercando di mordere il cavo. Nella aree in cui l’acqua è più calda, cercano di prevenire il problema mascherando gli odori che li attirano così tanto avvolgendo i cavi con una guaina in alluminio. La tecnica viene conosciuta come cavo “pesce morto”, nel senso che gli squali non sono in grado di percepire le radiazioni quindi di non cercano il cavo.

(tratto da YouTube)

Gli squali non sono gli unici a danneggiare i cavi sottomarini?

Se fossero solo i pescecani a compromettere l’incolumità dei cavi, il lavoro del capitano Guillaume Le Saux sarebbe minimo. I danni, nell’80% dei casi, è opera dell’attività degli uomini, nella maggior parte dei casi, involontaria. Il più delle volte si tratta di un peschereccio che pratica la pesca a strascico che non solo è dannosa per il fondale, ma spesso anche per i cavi. A volte è l’ancora ad agganciare un cavo sottomarino per sbaglio, in altri casi l’ancora si muove a causa di tifoni, tempeste ed uragani e nel muoversi, prende in pieno un cavo danneggiandolo. Senza poi contare catastrofi come gli tsunami: ci sono voluti mesi per riparare i danni di questa gigantesca onda anomala che ha colpito i paesi asiatici nel marzo del 2011.

 

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