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Report Amnesty, Snapchat e Skype bocciate sulla privacy

La ricerca condotta sulle app di messaggistica evidenzia problemi per Snapchat e Microsoft e premia WhatsApp e Messenger. Google nel limbo

La crittografia è un diritto dell’uomo. A dirlo non è l’attivista di turno di turno, ma Amnesty International che nella sua ultima ricerca “For your eyes only?” ha analizzato il modo in cui undici grandi aziende che lavorano nel settore della messaggistica istantanea proteggono la privacy degli utenti.

Da Facebook, a Google, passando per Microsoft e Snapchat, tutte le più importanti applicazioni del settore sono passate sotto la lente dei ricercatori di Amnesty International. L’organizzazione non governativa internazionale ha analizzato le app seguendo cinque criteri: se riconoscono nelle policy aziendali le minacce online come un rischio per le libertà degli utenti, se utilizzano la crittografia end-to-end di default, se rendono consapevoli gli utenti dei rischi che corrono online, se forniscono i dati degli utenti al governo e se pubblicano i dettagli tecnici dei loro sistemi di crittografia.

La classifica

app messaggi più sicureFonte foto: Amnesty International
La classifica delle applicazioni di messaggistica istantanea più sicure

Per ogni criterio è stato assegnato un massimo di 3 punti e i risultati sono stati poi riportati in una classifica in cui il massimo raggiungibile era un punteggio di 100. In totale le applicazioni analizzate sono state 16 e la classifica è guidata da Facebook Messenger e WhatsApp che hanno ricevuto un punteggio di 73, seguita da FaceTime, iMessage e Telegram con 67. Di queste applicazioni, però, l’unica che comunica agli utenti quando la crittografia end-to-end non viene utilizzata, al momento lo standard più elevato per la protezione della privacy delle persone, è WhatsApp. Inoltre, l’applicazione di messaggistica istantanea acquistata da Facebook per 19 miliardi, ha da poco introdotto il protocollo Open Whisper System lo stesso utilizzato da Signal, per molti l’app più sicura per chattare con i propri amici (non è stata presa in considerazione da Amnesty poiché i proprietari non sono un’azienda tecnologica ma un ente no-profit).

Chi esce con le ossa rotte

Se Facebook e Apple possono essere abbastanza soddisfatte dai risultati ottenuti, lo stesso non lo si può dire per Google (in quarta posizione con Duo, Allo e Hangouts, ma che riceve solamente un punteggio di 53), Skype, Snapchat e Tencent. Le ultime tre soprattutto non offrono nessun tipo di crittografia end-to-end ai propri utenti (per chi non conoscesse Tencent, è un’azienda cinese che ha sviluppato QQ e We Chat, applicazioni utilizzate da quasi 1 miliardo di utenti). Secondo l’organizzazione internazionale assicurare un sistema di crittografia ai propri utenti è fondamentale per la sicurezza dei dati personali. In quelle nazioni dove ogni giorno non sono rispettati i diritti delle persone e i dissidenti sono perseguitati, offrire un sistema di crittografia end-to-end permette in qualche modo di salvaguardare la loro sicurezza personale. Conclude Amnesty, nel proprio report, che le aziende del settore tecnologico hanno l’obbligo di rispettare i diritti umani e fare in modo da non contribuire a mettere in pericolo il diritto alla privacy e alla libertà di espressione degli utenti

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