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Facebook compra dati sugli utenti per scoprire la loro vita privata

Facebook acquista dati sulle abitudini degli utenti nella loro vita reale da aziende specializzate per bombardarli con annunci pubblicitari ancora più mirati

Facebook, se ancora non fosse chiaro, è tanto un’azienda pubblicitaria quanto un social network. La società fondata da Mark Zuckerberg è probabilmente seconda solo a Google nella raccolta dati sugli utenti, ma le informazioni che tutti noi condividiamo sul sito, evidentemente, non sono ancora sufficienti.

Un report reso pubblico in settimana da ProPublica ha stilato l’elenco di una vasta rete di informazioni in possesso di terze parti che Facebook potrebbe usare per completare nei minimi dettagli l’identikit dei suoi utenti. Il fatto che il social network più frequentato del mondo compri dati relativi ai suoi utenti non è nuova – era già noto che aveva firmato un accordo con i broker di dati Datalogix nel 2012 – ma il rapporto ProPublica svela comunque moltissime informazioni sulla visibilità che Facebook potrebbe avere sulla nostra vita privata, quella “offline” come, per esempio il nostro reddito, il tipo di ristoranti che frequentiamo e addirittura quante carte di credito abbiamo nei portafogli.

Facebook punta ai nostri dati finanziari

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Facebook, attualmente, lavora con sei partner di dati negli Stati Uniti: Acxiom, Epsilon, Experian, Oracle Data Cloud, TransUnion and WPP. Queste aziende, nella maggior parte dei casi, trattano informazioni di carattere finanziario. ProPublica fa notare che le categorie provenienti da queste fonti includono notizie come, per esempio, “la liquidità totale investibile da 1 a $ 24.999 dollari”, “il reddito familiare stimato tra i 100K e i 125K dollari” e “le persone che frequentano i discount e pagano in contanti”. Il report rivela, insomma, che questi dati si focalizzano sul comportamento “offline” degli utenti e non solo su quello che fanno “online” su Facebook.

Le categorie di Facebook

La maggior parte delle informazioni che Facebook raccoglie – per essere chiari – proviene direttamente dal modo in cui i suoi utenti interagiscono con il sito. ProPublica ha scoperto che delle 29.000 categorie che Facebook fornisce a chi acquista annunci pubblicitari sulla sua piattaforma, solo 600 provenivano da fornitori di dati di terze parti. Ma il problema è che è molto complicato impedire a queste aziende di condividere i nostri dati con Facebook. Bisognerebbe contattare direttamente ogni fornitore, e il procedimento potrebbe risultare piuttosto complesso perché saremmo sepolti da una miriade di pagine scritte in legalese.

Come Facebook utilizza i nostri dati

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Facebook, da parte sua, fa sapere che non è obbligata a fornire dettagli agli utenti su come si utilizza i dati in arrivo da servizi di terze parti, perché sono queste aziende a occuparsi del monitoraggio, non il social network. Steve Satterfield, uno dei responsabili del settore privacy di Facebook, spiega a ProPublica, che il loro approccio riguardo ai controlli delle categorie in arrivo da terze parti è in qualche modo diverso rispetto alle categorie specifiche di Facebook. Il motivo è che le categorie di questi data provider con cui lavorano, generalmente, sono disponibili su molte piattaforme pubblicitarie, non solo su Facebook.

Su Facebook la privacy non esiste

La morale della favola, insomma, è sempre la stessa. Se siete tra coloro che vogliono mantenere le proprie informazioni il più riservate possibile, probabilmente non siete su Facebook. Ma, visto che il social sta diventando sempre più onnipresente nelle nostre vite, sarebbe opportuno sapere quali e quante informazioni sugli utenti sono usate da Facebook e trovare un sistema per poterle tenere sotto il proprio controllo, per quanto possibile. ProPublica, a tal proposito, ha sviluppato un’estensione per Chrome – What Facebook Thinks You Like – che vi informa in quante e quali categorie vi ha etichettato Facebook.

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