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FBI entra in ottomila computer per un'operazione anti pedopornografia

L'operazione condotta dall'FBI per sgominare un sito che operava nei meandri del web ha portato allo scoperto "pervertiti" in ben 120 paesi

L’operazione del Federal Bureau of Investigation risale al mese di gennaio di quest’anno e – come riporta il sito Motherboard – è stato un successo senza precedenti, non solo per i risultati ottenuti ben al di là delle aspettative, ma soprattutto per le modalità insolite con cui è stata condotta.

L’FBI ha usato una tecnica di hacking, autorizzata da un mandato, infettando di malware oltre mille presunti visitatori di un sito web di pornografia infantile che si nascondeva nel cosiddetto “dark web“. Oggi si scopre che l’operazione si è rivelata, in realtà, di proporzioni enormemente più vaste di quanto previsto all’inizio. Il Bureau statunitense – in totale – è riuscito a mettere le mani su oltre 8.000 indirizzi IP, e hackerato computer in 120 paesi diversi, almeno stando a quanto afferma la trascrizione di una recente audizione probatoria in un caso giudiziario collegato.

Nuove tecniche anti crimine alla prova

L'operazione a vasto raggio ha visto impegnati molti uomini dell'FBIFonte foto: Shutterstock
L’operazione a vasto raggio ha visto impegnati molti uomini dell’FBI

I risultati ottenuti confermano che si è trattato dell’operazione di hacking più imponente condotta dietro lo scudo della legge e traccia il percorso che, con tutta probabilità, seguiranno le autorità che lottano contro il crimine che si annida nei meandri del web. È stato una sorta di “banco di prova” che spingerà – almeno negli States – i magistrati ad autorizzare operazioni di hacking su larga scala prendendo di mira computer situati in tutto il mondo.

Sconfiggere la pornografia via web

Internet può essere un mondo difficile, è necessario prestare la massima attenzione a qualsiasi tipo di truffa. Cliccate sull'immagine per scoprire come difendersi dai ricatti online, legati al sessoFonte foto: Shutterstock
Internet può essere un mondo difficile, è necessario prestare la massima attenzione a qualsiasi tipo di truffa. Cliccate sull’immagine per scoprire come difendersi dai ricatti online, legati al sesso

Il caso è partito da indagini condotte dall’FBI sul sito Playpen. L’FBI ha sequestrato il sito nel 2015 ma, invece di chiuderlo, l’agenzia governativa ha gestito il server di Playpen per circa 13 giorni. Ma, pur avendo il controllo amministrativo del sito, non sono stati in grado di risalire al vero indirizzo IP dei visitatori del sito dedito alla pornografia infantile perché gli “habitué” – di solito – si collegavano tramite la rete TOR (The Onion Router), un sistema di comunicazione anonima che ha come obiettivo principale la protezione della privacy degli utenti tramite una serie di protocolli ben collaudati e, purtroppo, estremamente efficienti.

Guerra combattuta ad armi pari

Non sono mancate, però, le criticheFonte foto: Shutterstock
Non sono mancate, però, le critiche

L’FBI, al fine di aggirare l’anonimato garantito da TOR, ha sviluppato una tecnica di rete investigativa – chiamata in gergo NIT (Network Investigative Technique) – o, detta in parole ancora più semplici, un malware ad hoc. Il malware ha così sfruttato una falla nel browser TOR, è entrato in tutti i computer di chi era intento a comunicare all’interno dei thread che trattavano di pornografia infantile nel forum di Playpenn. A questo punto i veri indirizzi Internet dei “sospetti” pedofili erano finalmente visibili.

Non solo States, ma oltre 120 paesi

L’FBI è entrata in possesso – stando alla documentazione processuale – di oltre 1.000 indirizzi IP di “presunti” utenti statunitensi. Ma il Bureau, nel corso dell’ultimo anno – secondo le informazioni riportate dal sito Motherboard – ha continuato ad hackerare computer di utenti sospetti anche in Australia, Austria, Cile, Colombia, Danimarca, Grecia e, probabilmente Regno Unito, Turchia e Norvegia. L’FBI – stando a una trascrizione processuale di recente pubblicazione, avrebbe violato computer in almeno 120 paesi.

Non sono mancate critiche

Non tutti sono convinti che un’operazione di tale portata potesse essere autorizzata da un singolo magistrato, almeno questo è quello che ha riferito Christopher Soghoian – tecnologo presso l’American Civil Liberties Union (ACLU) – interpellato telefonicamente dal sito Motherboard. Soghoian ha, come potete ben immaginare, testimoniato in difesa di vari casi collegati a Playpen. Anche perché l’FBI ha hackerato – si legge in una trascrizione – pure un “provider internet via satellite”. Il Dipartimento di giustizia americano si è trovato così di fronte a un’intensa battaglia proprio sulla validità del mandato che autorizzava questa vasta operazione di hacking perché, pare, non fosse stato correttamente rilasciato secondo l’articolo 41 del regolamento federale di procedura penale che disciplina l’emissione dei mandati di perquisizione. Non tutto questo caos, comunque, è stato inutile: il sopracitato articolo 41 sarà modificato ed entrerà in vigore ufficialmente dal prossimo primo dicembre per autorizzare – senza più alcuna possibilità di cavilli legali – operazioni come quella dell’FBI contro i pedofili di Playpen. E c’è la possibilità che questo “nuovo” mandato sia esteso anche ad altre tipologie di crimine.

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