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I social bloccano l'accesso a Geeofedia: forniva dati alla polizia

Secondo un’organizzazione americana, la piattaforma di geolocalizzazione avrebbe comunicato le informazioni raccolte sui social network alla polizia

Twitter, Facebook e Instagram sospendo l’accesso a Geofeedia. La piattaforma che costruisce della mappe in base alle informazioni postate sui social network avrebbe aiutato la polizia a tracciare i movimenti dei manifestanti.

A rivelare le attività sospette di Geofeedia è stata l’ACLU, un’organizzazione californiana che difende i diritti e le liberà civili. Secondo infatti quanto si legge nel report, la polizia avrebbe usato i dati raccolti da Geofeedia per individuare e arrestare gli attivisti. L’ACLU inoltre afferma che è in possesso di una serie di documenti interni di Geofeedia dove si fa riferimento alle proteste scoppiate negli Stati Uniti in seguito all’uccisione di afro-americani da parte della polizia. Dopo la pubblicazione del report, Twitter ha immediatamente revocato attraverso un tweet l’accesso commerciale alla piattaforma.

Non solo Twitter

(Tratto da YouTube)

Facebook  e Instagram avevano bloccato Geofeedia il 19 settembre scorso dopo essere stati informati delle attività poco chiare messe in essere dalla piattaforma. Come Twitter, l’azienda ha preso posizione affermando che gli sviluppatori che ottengono dati che gli utenti hanno deciso di rendere pubblici sono soggetti alle limitazioni previsti dalla policy aziendale.

Come funziona Geofeedia? La piattaforma accede ai contenuti (tweet, post) che gli utenti dei social network pubblicano sui loro profili e in base ai dati raccolti realizza delle mappe in tempo reale. L’azienda in pratica avrebbe comunicato il posizionamento dei manifestanti, o meglio venduto sempre secondo quanto afferma l’ACLU, alle forze dell’ordine americane. Questo è accaduto soprattutto durante le proteste degli ultimi anni, dove migliaia di afro-americani sono scesi in strada per manifestare contro le violenze della polizia nei loro confronti. Queste proteste sono spesso sfociate in scontri durissimi che in alcuni casi oltre a feriti hanno prodotto dei morti. La polizia avrebbe quindi usato questi dati per individuare e arrestare gli attivisti che hanno preso parte a queste manifestazioni.

Geofeedia è in buona compagnia

Geofeedia non sarebbe però da sola. Media Sonar, che come Geofeedia agglomera i dati raccolti sui social networks, avrebbe svolto un’attività di spionaggio sul movimento Black Lives Matters, vendendo alla polizia di Fresno informazioni riguardo al posizionamento degli attivisti scesi in strada. Ad affermarlo è sempre la stessa organizzazione californiana che difende i diritti e le libertà civili. Secondo l’ACLU infatti Media Sonar avrebbe spinto la polizia a monitorare una serie di hashtag riconducibili alle proteste.

Il dipartimento di Giustizia dell’Oreagon avrebbe invece  utilizzato un’altra azienda di sorveglianza chiamata Digital Stakeout per individuare gli spostamenti dei manifestanti. Queste attività di sorveglianza stanno diventando un business molto remunerativo per molte aziende che per per lauti compensi vendono i dati raccolti sui social network alla polizia.

 

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