robot-anziani Fonte foto: Università Pisa
SMART EVOLUTION

La carica dei "robot badanti" che si prendono cura degli anziani

Controllano lo stato di salute, l’orario delle medicine e le calorie assunte, possono aprire porte e aiutare a scendere dal letto. Ecco i robot “badanti”

Quando pensiamo di invecchiare insieme a qualcuno, sicuramente non immaginiamo al nostro fianco un piccolo macchinario fatto di processori e lucine. Eppure i robot a breve svolgeranno anche il ruolo di badanti per gli anziani. Anche perché i primi test effettuati a riguardo hanno dato risultati positivi.

L’Università di Hertfordshire, nel Regno Unito, ha effettuato alcuni test con delle persone over 70 e dei robot. Il compito delle macchine era ovviamente quello di prendersi cura della persona e farle compagnia. Molti dei volontari del test all’inizio erano abbastanza scettici, soprattutto perché non pensavano che un robot potesse fare compagnia, ma dopo alcuni giorni con le macchine si sono detti felici di averle al proprio fianco. I robot hanno svolto compiti semplici, come aprire alla porta, prendere e portare oggetti, gestire gli elettrodomestici di casa e grazie all’intelligenza artificiale anche svolgere delle conversazioni base.

Robot badanti

Il ruolo di badante può impressionare, se svolto da un robot. Ma ormai questo tipo di macchine riescono a svolgere svariati compiti in diversi contesti. Dalle fabbriche alle case. E anche negli ospedali ci sono robot che si prendono cura dei pazienti. Un robot per gli anziani è una buona soluzione per un controllo 24 ore su 24. Inoltre permettono all’anziano di rimanere nel proprio appartamento senza dover andare per forza in una casa di riposo. I ricercatori comunque avvertono: “Non si tratta di affidare la cura dell’anziano a una macchina. Il robot è utile per aiutare la persona in molti compiti. Evitare che cada per recuperare un oggetto o che si senta male e non riesca ad avvisare. Ma l’interazione e gli aspetti sociali restano un compito di amici e parenti che una macchina non potrà sostituire”.

I vantaggi

Nonostante la compagnia di un robot non possa essere paragonata a quella di un uomo alcuni test dimostrano come l’interazione con una macchina aiuti determinati aspetti della persona in cura. Facciamo alcuni esempi. Il controllo rigido degli orari dei farmaci o il monitoraggio dei liquidi e delle calorie assunte portano i pazienti e gli anziani a prestare maggiore attenzione a questi aspetti. Il compito difficile dei programmatori è quello di realizzare dei robot che stimolino la persona senza imporsi. Per esempio alcuni sviluppatori hanno notato che l’interazione è meglio avvenga di lato. Avere un robot che ci indica direttamente davanti a noi cosa fare può essere snervante.

Case intelligenti

Sistemi come i robot badanti funzioneranno ancora meglio tra un paio di anni quando la maggior parte delle case sarà “intelligente”, ovvero dotata di dispositivi connessi che comunicano tra di loro. All’interno di questi scenari la startup Consequential Robotics, nel Regno Unito, ha pensato a un piccolo robot per la casa chiamato MiRo. Somiglia a un piccolo animale domestico e grazie alle fotocamere con riconoscimento facciale riconoscerà i vari abitanti della casa. Il robot funziona in accoppiata con un braccialetto che monitora la salute dell’anziano. Il dispositivo sa cosa fare in base ai segnali ricevuti e chiamerà i soccorsi se qualcosa va storto. Esistono anche robot per l’assistenza agli anziani dalle forme umanoidi. Come Ramcip per esempio. Un macchinario realizzato con i finanziamenti della Comunità Europea ed è pensato per assistere anziani con disturbi mentali o con lievi forme di demenza. Ramcip non è umanoide nell’aspetto ma nei movimenti, perciò riesce a simulare i compiti svolti da una comune badante.

Pronti per i robot?

Il dubbio più grande al momento però è dato dalle persone e non dagli sviluppi tecnologici. Siamo pronti per portare un robot dentro casa. Stando agli ultimi sondaggi svolti dall’Unione Europea per il 60% delle persone i robot andrebbero vietati all’interno delle case private. Inoltre il 50% degli intervistati ha dichiarato che si sentirebbe a disagio a dover condividere uno spazio con una macchina. Per i produttori risulta dunque fondamentale creare una cultura positiva su questi dispositivi prima di pensare a un lancio su grande scala.

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