facebook-mark-zuckerberg-aquila Fonte foto: Facebook
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L'Aquila di Facebook è crollata al suolo e ora è sotto inchiesta

Facebook aveva parlato di un grande successo, ma fin dai primi momenti si era intuito che qualcosa non era andata nel verso giusto

Aquila è il drone con pannelli solari di Facebook che avrebbe dovuto portare Internet in tutto il mondo ma al primo tentativo è precipitato, probabilmente per un cedimento strutturale. È successo nel giugno scorso e adesso – il National Transportation Safety Board (NTSB) – l’ente che investiga sugli incidenti aerei negli States ha aperto un’inchiesta.

Il drone era destinato a dare una spinta al progetto Internet.org di Facebook con l’obiettivo di portare un miliardo di persone online. Il drone avrebbe volato a una quota più elevata rispetto agli aerei commerciali per poi atterrare usando una tecnologia laser. Una soluzione, tutto sommato, economica e amica dell’ambiente, per fornire un accesso al web alle aree più remote rispetto ad altre soluzioni ben più costose come, per esempio, quella proposta da Elon Musk – CEO di SpaceX – di lanciare satelliti nell’orbita terrestre per offrire Internet a banda larga a tutto il mondo.

Ce l’aveva quasi fatta!

(Tratto da Facebook)

L’idea di portare online i paesi in via di sviluppo è venuta a Mark Zuckerberg nel 2014. Facebook sborsa, quindi, 20 milioni di dollari per l’acquisto di Ascenta, azienda specializzata nella realizzazione di droni, che inizia subito la realizzazione di Aquila. Il risultato è un drone leggerissimo con un’apertura alare di 40 metri completamente rivestito di pannelli solari e senza pilota. L’incidente su cui sta investigando l’NTSB, come accennato, risale al mese di giugno scorso in occasione del primo volo di prova di Aquila. Facebook lo descrive, inizialmente, come un successo raccontando in un post che il drone era rimasto in volo per 96 minuti, tre volte la durata prevista. Solo a fine giornata rende pubblico il “guasto” descrivendolo come un “cedimento strutturale” in fase di atterraggio. Se però è entrato in gioco il National Transportation Safety Board significa che il cosiddetto “incidente” avrebbe potuto causare dei “danni sostanziali” a cose e persone. È la fine del sogno di Facebook?

 

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