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SICUREZZA INFORMATICA

Operazione Avalanche: arrestati cinque hacker attivi in tutto il mondo

Le indagini hanno portato all’arresto di cinque persone, sono invece 39 i provider coinvolti, 221 i server disattivati e più di 830mila i domini web chiusi

Da qualche giorno il web è un posto più sicuro. Si è infatti conclusa l’operazione Avalanche, che ha messo fine a una delle più grandi organizzazioni di cyber criminali al mondo. Le operazioni sono state coordinate da Europol ed Interpol ed hanno coinvolto l’FBI e le polizie informatiche di 30 diversi Paesi.

I numeri dell’operazione. L’operazione Avalanche ha coinvolto 39 provider, ha portato alla disattivazione di 221 server e alla chiusura di quasi 900.000 domini web. Le indagini erano scattate oltre quattro anni fa grazie alla polizia tedesca. Nel tempo è stata scoperta una rete in grado di creare virus, malware, ransomware ma anche campagne di phishing. E soprattutto un gruppo di hacker immischiati nel riciclaggio di denaro sporco. Secondo Europol, le vittime di infezioni da malware condotti attraverso la rete bot Avalanche sono state identificate in oltre 180 Paesi e le perdite monetarie sono stimate nell’ordine delle centinaia di milioni di euro in tutto il mondo.

Come agivano i cyber criminali

Cinque tra gli hacker più pericolosi al mondo sono finiti dietro le sbarreFonte foto: Shutterstock
Cinque tra gli hacker più pericolosi al mondo sono finiti dietro le sbarre

L’Europol ha spiegato che il gruppo di cyber criminali agiva quasi sempre nello stesso modo. Affittavano la loro piattaforma a gruppi di malintenzionati per diffondere attacchi a livello globale. Stando ai dati le vittime potevano superare anche il numero di 500mila al giorno. Per evitare di venire rintracciati i responsabili utilizzavano diverse tecniche sofisticate con lo scopo di mantenere l’anonimato. Ogni giorno venivano acquistati nuovi domini con IP e DNS cambiati ogni pochi minuti. Il gruppo è responsabile di due terzi del totale di attacchi di phishing a livello mondiale.

Gli arresti

L’operazione ha portato all’arresto di cinque persone e alla perquisizione di 37 edifici. Queste le parole del direttore della Polizia postale Roberto Di Legami al termine dell’indagine: “Da tempo sosteniamo che la risposta al cybercrime non può che passare attraverso il partenariato e la collaborazione internazionale. L’odierna operazione ne rappresenta la conferma più evidente. Solo una perfetta sintonia tra le polizie cibernetiche di così tanti Paesi poteva portare ad una operazione così complessa”.

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