copertina 3D Fonte foto: Shutterstock
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Medicina, in arrivo le ossa sintetiche in grado di rigenerarsi

Uno studio portato avanti dell'Università di Northwestern ha permesso di creare un nuovo tessuto “iperelastico” per stampare parti ossee in 3D

In futuro a riparare le nostre ossa potrebbe essere una stampante 3D. Non è l’inizio di un film di fantascienza ma la scoperta effettuata dai ricercatori dell’università di Northwestern. Infatti, gli studiosi avrebbero infatti creato un tessuto iperplastico e facilmente modellabile dalle stampanti 3D.

Secondo quanto si legge nello studio pubblicato sul sito Science Translational Medicine, il composto agirebbe non solo da supporto alla struttura ossea ma sarebbe anche in grado di favorire la rigenerazione del frammento danneggiato. L’esperimento condotto sui topi ha mostrato risultati confortanti e presto potrebbe essere usato anche in campo umano. I ratti da laboratorio infatti non hanno rigettato il tessuto iperplastico e come si conosce ormai da tempo la struttura genetica di questi animali è molto simile a quella umana.

Soprattutto i bambini

A beneficiarne di più di questa straordinaria scoperta sarebbe innanzitutto la fascia più giovane della popolazione. I bambini che subiscono un’operazione per l’installazione di una protesi metallicam crescendo sono costretti, alcune volte, a ripetere l’intervento a causa dei cambiamenti intervenuti alla loro struttura ossea.

Come afferma Ramille N Shah, capo del progetto di ricerca, “gli adulti avrebbero maggiori opzioni rispetto ai bambini. I giovanissimi invece devono sottoporsi a diversi interventi man mano che crescono e questo ovviamente li porterebbe ad affrontare anni difficili”

Il tessuto

Una parte ossea creata con una stampante 3D
Una parte ossea creata con una stampante 3D

L’HB, ovvero l’osso “iperelastico”, è un composto fatto da un minerale di calcio in ceramica chiamato hydroxyapatite e presente soprattutto in denti e ossa e da un polimero chiamato polycaprolactone, Il primo è già utilizzato in campo biomedico per la realizzazione di protesi ossee mentre il secondo, visto la sua malleabilità, è usato da anni nel settore della stampa 3D. Questo mix produce un tessuto in grado di essere modificato dalle stampanti per la realizzazione di frammenti ossei. Secondo infatti quanto si legge nello studio, le cellule del nostro corpo sono in grado di recepire il materiale e di rispondere positivamente favorendo la rigenerazione ossea.

Non solo America

Gli scienziati americani non solo gli unici. Ci siamo anche noi italiani. L’Università degli Studi di Milano Bicocca a maggio ha brevettato un materiale in grado di imitare i tessuti umani. Il composto fatto da un mix di silicio e polimeri sarebbe capace anche in questo caso di riparare ossa e cartilagini danneggiate e sarebbe facilmente modellabile dalle stampanti 3D.

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