robot-capelli-umani Fonte foto: OlegDoroshin / Shutterstock.com
TECH NEWS

I robot avranno la pelle, grazie ai capelli artificiali. Come funziona

Una ricerca Harbin Institute of Technology ha realizzato un sensore con peli carichi elettricamente che amplificano i sensi dei robot come se avessero la pelle

Negli sviluppi robotici c’è un aspetto che incuriosisce i ricercatori più di altri: la pelle umana. La cute ci rende capaci di sentire la brezza, l’umidità, il calore e tanto altro ancora. È uno dei sensori più complessi da riprodurre. Eppure all’Harbin Institute of Technology in Cina sembrano aver trovato un modo per farlo.

I robot di oggi riescono a fare operazioni molto complesse e sono in grado di riprodurre la gran parte dei movimenti degli umani. La pelle, però, è ancora un aspetto da scoprire. Per imitare la nostra pelle i ricercatori cinesi, guidati dallo scienziato Lui Xiaodong, hanno pensato di replicare i peli che ricoprono il 95% del nostro corpo. Sono i peli, infatti, che trasmettono le informazioni sensoriali ai nervi della pelle. Invece dei peli i ricercatori hanno utilizzato però dei minuscoli fili di soli 30 micrometri di spessore, più o meno come i capelli umani. E li hanno inseriti nel silicone che riveste i robot.

Come funzionano

I peli ricreati dagli scienziati non si comportano come i capelli umani, ma rispondono a variazioni del campo magnetico quando vengono spinti fuori dalla loro posizione originale. I fili hanno una piccola carica elettrica che li attraversa, creando così un campo magnetico. Se si muovono rispetto alla loro posizione originale, il campo cambia. Questo sistema è riuscito a far individuare al robot sia il contatto con un oggetto dal peso di undici chili che il passaggio di una mosca. Non sarà proprio come sentire la brezza ma, considerando che si tratta di un robot, quasi. Al contrario di quanto si possa pensare i fili non sono stati realizzati con nanotubi di carbonio ma sono dei fili di vetro rivestiti da una lega di cobalto conduttivo. I fili sono così forti e flessibili che possono essere legati in nodi senza rompersi. Il gruppo di ricercatori ha dichiarato poi che sono molto durevoli ed economici, così da poter essere utili anche in applicazioni reali.

A cosa serviranno

Nel documento di presentazione del progetto emerge la volontà di proseguire lo studio con lo scopo di realizzare delle protesi mediche e delle attrezzature sanitarie. il gruppo ha sperimentato anche il collegamento dei fili-sensore a un braccio robot, ma non è ancora chiaro quali sviluppi avrà l’esperimento nell’immediato futuro. Verranno modificate anche le dimensioni attuali, il sensore al momento è grande due pollici.

Ti raccomandiamo