Uppsala-University-microscopi-cellulari-01 Fonte foto: Università di Uppsala
SMART EVOLUTION

Stampa 3D e smartphone per fotografare cellule: l’idea dalla Svezia

Ricercatori dell’Università di Uppsala, in Svezia, hanno modificato vecchi microscopi grazie alla stampa 3D e possono ora essere utilizzati con lo smartphone

Chi l’ha detto che i cellulari servono solo per scattare selfie, foto delle vacanze ed eventi speciali. Adesso i ricercatori li utilizzano anche per scopi scientifici. L’idea è venuta a un team di biologi dell’università svedese di Uppsala che sta sperimentando gli smartphone per catturare immagini di cellule e molecole attraverso i microscopi.

Si tratta, in effetti, un’idea semplice quanto geniale. Perché non sfruttare gli smartphone anziché affidarsi ad apparecchiature specifiche ed estremamente costose? L’obiettivo iniziale era quello di trovare un nuovo impiego a vecchi microscopi che abbondano nelle università e negli ospedali. I ricercatori li hanno leggermente modificati, aggiunto qualche componente realizzato con la stampa 3D, l’aggiunta di qualche elemento elettronico standard, e soprattutto uno smartphone. Senza contare che anche lo scambio di informazioni tra i vari ricercatori diventa molto più semplice e immediato alla luce delle molteplici funzionalità di gran parte dei cellulari.

Nuova vita a vecchi microscopi grazie agli smartphone

È questo, alla fin fine, il progetto svedese pubblicato rivista Plos One: dare una seconda chance a microscopi ormai obsoleti trasformandoli in strumenti per catturare istantanee ad alta qualità. E i primi esperimenti sulle colture cellulari e cellule viventi hanno, effettivamente, offerto scatti ad alta risoluzione e di ottima qualità.

Foto di celluleFonte foto: Università di Uppsala
Una delle immagini realizzate utilizzando smartphone e microscopi

«La stampa in 3D di componenti di strumenti scientifici può trasformare in futuro il lavoro dei ricercatori di tutto il mondo, anche quando hanno poche risorse da spendere» spiega Johan Kreuger, coordinatore dello studio. Questa tecnologia, continua, può inoltre essere «adattata velocemente e modificata a basso costo sulla base delle necessità dei ricercatori, che in futuro potranno creare e modificare i propri strumenti di ricerca da soli».

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