Tracciare smartphone
SICUREZZA INFORMATICA

5 modi in cui possono spiarti con lo smartphone

Utilissimi e ormai quasi indispensabili, gli smartphone rappresentano una grandissima minaccia per la nostra privacy. Ecco come

29 Gennaio 2019 - Per quanto impegno tu possa metterci, gli hacker sembrano avere sempre una marcia in più. In un’ipotetica partita a scacchi, sarebbero davanti di almeno una o due mosse, con la capacità di riuscire a prevedere quello che faranno gli altri e trovare immediatamente adeguate contromisure. Così, quando devi trovare delle contromisure per proteggere la tua privacy, devi sapere da che parte possono arrivare gli attacchi.

E lo smartphone è uno degli strumenti più utilizzati per “spiarti” (o, a voler utilizzare un linguaggio più morbido, per tenere traccia delle tue attività). Sfruttando sensori e componenti hardware presenti al suo interno, un pirata informatico potrebbe non solo leggere la nostra posta elettronica o accedere alla galleria delle foto, ma potrebbe anche seguire tutti i nostri spostamenti, sapere dove ci troviamo e dove ci stiamo dirigendo. Insomma, se qualcuno riuscisse a intrufolarsi nel telefonino, potrebbe sapere tutto (o quasi) sulla nostra vita.

Come possono spiarti con lo smartphone

A differenza di quello che si crede, poi, i malintenzionati digitali non devono neanche impegnarsi troppo per riuscire a trafugare informazioni da smartphone “poco curati”. Nei paragrafi che seguono, ad esempio, descriveremo 5 modi in cui possono spiarti con lo smartphone senza che tu possa avere il minimo sospetto che stia accadendo. Anzi: il più delle volte è l’utente stesso a fornire distrattamente queste informazioni, facendo così il gioco dei pirati digitali alla ricerca di dati e informazioni da rivendere sul dark web.

Effettuare il login sul web

Ogni volta che effettui il login su Facebook, Gmail o qualunque altro servizio online, il gestore del servizio stesso riuscirà a scoprire (anche se a grandi linee) la località dalla quale ti connetti. Vero, non si tratta di dati precisissimi, ma permetteranno di fornirti servizi “accessori” più o meno utili: sfruttando questi dati, ad esempio, social network e piattaforme di posta elettronica saranno in grado di riconoscere accessi non autorizzati e segnalarteli. Allo stesso tempo, però, ciò dà modo al gestore di conoscere i tuoi spostamenti e sapere sempre dove ti trovi ogni volta che utilizzi il suo servizio. In questo modo, ad esempio, potrà mostrarti pubblicità geolocalizzate riferite a servizi o attività presenti nelle tue vicinanze.

Taggando le foto

Anche se ai più sembrerà un’azione innocua, quando si tagga una foto (sia aggiungendo il nome, sia aggiungendo la località in cui ci si trova) si stanno regalando informazioni personali molto preziose. In maniera particolare, pensaci su due volte prima di taggare delle foto che poi condividerai pubblicamente: molti ladri (quelli veri, non pirati informatici) scandagliano la Rete alla ricerca di persone in vacanza per potersi presentare a casa e agire indisturbati.

Usando il Wi-Fi

Quante volte, mentre siamo in vacanza, ci capita di andare alla ricerca di locali o caffetterie con Wi-Fi pubblico e gratis per avere una connessione stabile senza il rischio di oltrepassare le soglie del roaming europeo? Ecco, quando lo facciamo, ricordiamoci che la connessione non è esattamente gratuita. La paghiamo con le nostre informazioni personali come indirizzo di posta elettronica o numero di cellulare (i dati usati per fare il login), i luoghi in cui ti trovi più spesso e così via. Queste informazioni, poi, sono usate per mostrarti inserzioni pubblicitarie legate alle tue preferenze e alle tue abitudini la volta successiva che ti connetterai. Questo, ovviamente, dando per buona la sicurezza degli hotspot Wi-Fi: come si sa, spesso e volentieri gli hacker sfruttano proprio le falle delle reti senza fili pubbliche per attaccare gli utenti connessi e rubare i loro dati.

Condividendo i dati degli allenamenti

A inizio 2018 Strava, tra le piattaforme di condivisione di “tracce” di allenamenti più celebri e utilizzate al mondo, è finita nell’occhio del ciclone perché, dai dati disponibili pubblicamente sul suo sito, era stato possibile “ricostruire” gli interni delle basi militari statunitensi all’estero. Insomma, informazioni di grandissima importanza – e teoricamente riservate – che hanno messo a rischio la vita di decine e decine di soldati. Allo stesso modo, se condividi pubblicamente le tue tracce di allenamento stai facendo un favore a chiunque sia interessato a conoscere le tue abitudini e i tuoi spostamenti. Se qualcuno vuole farti del male, ad esempio, dovrà semplicemente scoprire la tua routine di allenamento e seguirti; se un ladro vuole rubarti la bici dovrà semplicemente scoprire dove parti e dove concludi i tuoi allenamenti e il gioco è fatto. Inoltre, se colleghi l’app degli allenamenti a qualche profilo social (come Facebook) darai modo ai marketeer e data scientist di accumulare preziose informazioni sul tuo conto, che potranno poi utilizzare per creare un tuo profilo “pubblicitario”.

Accendendo lo smartphone

Anche se dovessi disattivare il GPS e ogni altra forma di geolocalizzazione, il nostro smartphone (ma anche telefonino) sarà ancora rintracciabile e localizzabile. Come? Grazie alla rete cellulare, ovviamente. Per funzionare alla perfezione, la rete cellulare deve riuscire a localizzare con precisione dove si trovano i dispositivi ricevitori (la cosiddetta triangolazione): in questo modo potrà impostare l’orario dei telefoni, farli collegare alla torre più vicina (e con il segnale più forte) e molto altro ancora.