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Scoperte antiche impronte che rivelano una nuova specie di ominide Fonte foto: Jeremy DeSilva/Eli Burakian/Dartmouth
SCIENZA

Scoperte antiche impronte che rivelano una nuova specie di ominide

Gli antropologi sono tornati a studiare vecchi segni scoperti nel 1976 e ancora non identificati. I risultati hanno dimostrato due specie di ominidi vicini.

Le impronte scoperte nel 1978 da Mary Leakey e dal suo team a Laetoli, in Tanzania, sono tra le più famose al mondo perché dimostrano che gli ominidi camminavano eretti 3,66 milioni di anni fa. Nelle vicinanza del sito, però, erano state trovate due anni prima, nel 1976, anche altre impronte ma che non si è mai riuscito a identificare con certezza a che specie appartenessero. Ora, gli antropologi sono tornati a studiarle e hanno scoperto che due specie di ominidi bipedi diverse sono vissute nelle immediate vicinanze. Usando le tecniche più avanzate disponibili, il team ha riesaminato le stampe delle impronte del 1976. I risultati dell’indagine sono stati riportati su Nature.

La storia delle impronte del 1976

Nella cenere vulcanica del sito A di Laetoli erano state trovate 18.000 impronte di animali di diverso tipo, ma l’interesse si era concentrato su cinque segni chiaramente riconducibili a un essere che camminava sulle zampe posteriori. Mary Leakey propose l’appartenenza a un ominide, ma altri membri del gruppo di ricercatori, tuttavia, ipotizzò che potessero provenire da un orso che camminava eretto. Quando altre impronte di più facile identificazione furono ritrovate nel siti G di Laetoli e, successivamente, nel sito S, le stampe del sito A furono tralasciate e in gran parte dimenticate.

La scoperta di una nuova specie di ominidi

La prima autrice della nuova ricerca, la dottoressa Ellison McNutt dell’Università dell’Ohio, ha spiegato che “data la crescente evidenza della diversità locomotoria e delle specie nei reperti fossili di ominidi negli ultimi 30 anni” le insolite impronte del sito A di Laetoli “meritavano un’altra occhiata”. Il team ha scansionato in 3D i ritrovamenti di Leakey. Hanno poi confrontato le impronte di 4 orsi neri americani semiselvatici con gli antichi reperti, ma le differenze erano enormi e non si poteva quindi neanche immaginare che potessero appartenere a un antico orso della Tanzania, anche se di una specie diversa.

“Gli orsi non sono in grado di camminare con un’andatura simile a quella delle impronte del sito A, poiché la loro muscolatura dell’anca e la forma del ginocchio non consentono quel tipo di movimento ed equilibrio”, ha affermato il dott. Jeremy DeSilva di Dartmouth. Un’analisi simile ha escluso anche i parenti stretti degli scimpanzé. Il risultato dello studio è che il produttore delle tracce nel sito A era un ominide piccolo, ma di una specie diversa da quelli dei siti G e S perché aveva i piedi di forma abbastanza diversa.

“Le impronte nel sito A sono conservate nello stesso strato di cenere delle tracce fatte nei siti G e S, il che significa che sono state fatte entro giorni l’una dall’altra, ma più probabilmente ore o minuti”, ha spiegato DeSilva aggiungendo che “questi due ominidi erano contemporanei”.

Intanto a Creta sono state trovate le più antiche orme di ominidi, risalenti a 6 milioni di anni fa, mentre nuovi fossili in Cina e Israele riscriverebbero la storia dell’evoluzione.

Antiche impronte nuova specie di ominideFonte foto: A.Hill e C.Miller/Dartmouth

Stefania Bernardini

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