9c4f38dff1dd671751b74f855c4799c2.jpg Fonte foto: ANSA
TECH NEWS

L'Antitrust apre un'istruttoria su Facebook per l'uso dei dati

Per informazioni ingannevoli su raccolta e uso dati

ROMA – L’Autorità antitrust ha annunciato l’apertura di un’istruttoria su Facebook “per informazioni ingannevoli su raccolta e uso dati”. E’ quanto si legge in un tweet dell’Autorità che cita un’intervista a Sky tg24 del presidente Giovanni Pitruzzella.

Nei confronti di Facebook, ha spiegato Pitruzzella, “l’Antitrust ha aperto oggi un procedimento per pratiche commerciali scorrette, che riguarda il messaggio ingannevole che viene dato al consumatore. Quando ci iscriviamo a Facebook sulla homepage troviamo un messaggio che dice che il servizio è gratuito e lo sarà sempre. Ma il consumatore non è messo in grado di sapere che al contrario cede dei dati, per i quali ci sarà un uso commerciale, come dimostrano anche le recenti vicende”.

“Si tratta – ha proseguito il presidente dell’Antitrust – di problematiche nuove che involgono vari profili: c’è un profilo di tutela della privacy, per cui il regolatore di settore, l’Autorità per la privacy, nazionale e europea, sta intervenendo; c’è un profilo di nuove regole, occorrono regole adeguate ai tempi a cui sta pensando l’Autorità per le Comunicazioni, c’è poi un profilo di tutela del consumatore, noi siamo stati chiamati a intervenire dalle associazioni di tutela del consumatore, e riteniamo che i messaggi devono essere chiari, precisi, non ingannevoli, su cosa le piattaforme come Facebook fanno della nostra identità digitale”.
Facebook ha annunciato oggi una serie di misure che prevedono ulteriori verifiche su chi intende pubblicare inserzioni di natura politica sul social network. Il Ceo di Facebook Mark Zuckerberg in un post ha annunciato che la societa’ ha cominciato a chiedere di verificare l’identità di inserzionisti e dove sono localizzati prima di autorizzare la pubblicazione di annunci su Facebook. Le misure sono volte a prevenire interferenze straniere nelle elezioni, come nel caso dei post pagati di cosiddetti troll prima delle elezioni del 2016 di cui sono emersi legami con la Russia.
   

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