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App Immuni, quando arriverà e quali sono i motivi dei ritardi

Immuni è in ritardo rispetto alle previsioni iniziali e le cause sono diverse: ritardi burocratici, dubbi nella scelta del sistema di raccolta dei dati. Ecco tutto quello che c'è da sapere

Il rilascio era atteso per l’inizio della Fase 2 (fissata per il 4 maggio) o qualche giorno più tardi, ma per il momento si sono perse le tracce. Di che cosa stiamo parlando? Di Immuni, l’app scelta dal Commissario Arcuri e dalla task force del Ministero dell’innovazione tecnologica e della digitalizzazione come sistema di contact tracing per monitorare i contagiati da Covid-19 e bloccare sul nascere nuovi focolai.

Il contact tracing è il modello che la maggior parte delle Nazioni sta seguendo per poter alleggerire il lockdown e far partire l’economia. Anche perché al momento è l’unico che assicura allo stesso tempo privacy e affidabilità dei risultati. Immuni è stata scelta tra oltre 300 proposte arrivate alla call aperta dal Ministero e fino alla fine è stata in lizza con un’altra dozzina di sistemi e app simili. Alla fine ha prevalso l’app sviluppata da Bending Spoons e in molti speravano che dopo una breve fase di test (la scelta del Commissario è del 16 aprile), Immuni sarebbe stata pronta per il 4 maggio. Ma così non è stato e l’arrivo è stato posticipato alla fine di maggio. Cosa è successo in questo periodo? Quali sono state le cause del ritardo?

Perché l’app Immuni è in ritardo

La scelta di Immuni ha creato molto dibattito tra gli esperti di privacy e più in generale nel mondo dell’informatica e della programmazione. Fin da subito ci si è chiesti come avrebbe funzionato Immuni e quale era il sistema scelto per il salvataggio dei dati. Discussioni che hanno portato a inevitabili ritardi che si protraggono ancora fino ad oggi. Quale è il motivo del contendere?

Per capire di che cosa si sta discutendo, bisogna prima spiegare brevemente come funziona Immuni. L’applicazione si basa sul contact tracing: se due persone entrano in contatto per un paio di minuti, gli smartphone scambiano un codice identificativo. Il tutto avviene tramite il Bluetooth Low Energy, presente sulla maggior parte degli smartphone, ma non su tutti. Il codice scambiato tra gli smartphone è anonimo e non permette di identificare le persone. Inoltre, è stato scelto il Bluetooth perché non permette di geolocalizzare le persone, cosa che avrebbe fatto un sistema basato sul GPS. Quando una persona risulta contagiata, inserisce la positività sull’app e tutte le persone con cui è entrata in contatto ricevono una notifica, con il giorno dell’incontro. Senza però indicare il nome della persona.

Questo in breve e in modo molto semplificato è il funzionamento dell’app Immuni. Lo sviluppo dell’app si è incagliato nella scelta del sistema per il salvataggio dei dati. Le posizioni erano due: sistema centralizzato, con il registro dei contatti salvato su un server ad hoc, oppure sistema decentralizzato, con il registro salvato sui singoli smartphone degli utenti. Alla fine si è optato per il secondo sistema, ritenuto più sicuro, soprattutto a livello di privecy.

A tutti questi problemi, se ne è aggiunto uno nuovo: la decisione di Apple e Google di lavorare su delle API e su un sistema di contact tracing integrato direttamente nei sistemi operativi iOS e Android. In questi giorni sono state pubblicate le API che le varie software house possono utilizzare per integrare le loro applicazioni all’interno dei sistemi operativi. In questo modo lo sviluppo di app di contact tracing da parte delle varie nazioni è semplificato. Questo, però, non ha fatto altro che rallentare ancora di più lo sviluppo e l’avvio dei primi test.

Inoltre, il Governo ha deciso di coinvolgere nel progetto anche Sogei (Società generale d’informatica) di proprietà del Ministero dell’Economia e PagoPa, il sistema sviluppato da AgID per i pagamenti nella pubblica amministrazione. Il coinvolgimento è stato necessario per garantire che tutti i dati raccolti da Immuni restino di proprietà dello Stato e che verranno cancellati alla fine dell’epidemia.

Quando arriva Immuni

Ora cerchiamo di dare una risposta sensata alla domanda: quando arriva Immuni? Dire delle date a caso è controproducente e fuorviante, soprattutto per non creare false speranze nei cittadini. Per questo motivo ci affidiamo alle parole del Commissario Arcuri: Immuni sarà disponibile entro la fine di maggio. Probabilmente una volta risolte tutte le questioni tecniche partirà una veloce fase di sperimentazione e l’app sarà disponibile per tutti.

Dove scaricare Immuni

Immuni sarà gratuita e potrà essere scaricata dal Google Play Store e dall’App Store. L’app dovrebbe essere compatibile con la maggior parte dei dispositivi, perlomeno con tutti gli smartphone che integrano un sensore Bluetooth LE.

Immuni sarà efficace?

Affinché Immuni risulti efficace deve essere scaricata da almeno il 60-70% della popolazione. Questo è quanto ha riferito il Ministro Paolo Pisano ed è stato confermato anche da diversi esperti del settore. I problemi sono due: gli italiani scaricheranno Immuni (ricordiamo che non c’è nessun obbligo nell’utilizzo dell’app)? Quanti sono gli smartphone compatibili con l’app presenti in Italia? Purtroppo una risposta esatta alla seconda domanda non c’è. Si stima che circa il 70% della popolazione italiana abbia uno smartphone, ma dati ufficiali non ce ne sono.

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