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Il batterio che ama lo sporco e ripulisce le opere d’arte Fonte foto: Isogood/123rf
SCIENZA

Il batterio che ama lo sporco e ripulisce le opere d’arte

Questi microrganismi sono stati usati per la biopulizia dei marmi di Michelangelo nella Cappella dei Medici. Microbi opportunamente selezionati sono in grado di rimuovere i detriti dalla superficie delle statue in pietra o dai dipinti.

I batteri non sono sempre negativi, ma hanno, a volte, anche effetti benefici. Per esempio, alcuni microbi opportunamente selezionati sono in grado di rimuovere i detriti dalle opere d’arte in modo da preservarle e restituirgli l’antico splendore. Durante la pandemia, un team dell’Agenzia nazionale italiana per le nuove tecnologie (ENEA) ha ripulito con i microrganismi le famose tombe scolpite da Michelangelo della Cappella dei Medici a Firenze. Ma le prime applicazioni di questa idea di “biopulizia" hanno origine con Giancarlo Ranalli negli anni ’90.

I batteri che ripuliscono le opere d’arte

Ranalli lavorava con la Commissione Tecnica per il Restauro di Pisa, in Italia, come esperto di microbiologia con consulenza sui microrganismi che danneggiano le opere d’arte. All’epoca, una squadra di restauratori si stava occupava degli affreschi medievali nel Cimitero Monumentale della città che fu bombardato durante la seconda guerra mondiale. Quando i metodi chimici tradizionali per pulire gli affreschi si sono rivelati inefficaci, il responsabile del progetto si è rivolto a Ranalli.

L’esperto di microbiologia ha spiegato che gli affreschi di Pisa erano incrostati di materia organica, una fonte primaria di cibo per i microbi già utilizzata nei laboratori di tutto il mondo. Doppiamente importante, le sostanze inorganiche che compongono i pigmenti sugli affreschi non interessavano ai batteri. In pratica i microbi consumerebbero e rimuoverebbero selettivamente le alterazioni superficiali organiche lasciando intatti i pigmenti. Il candidato perfetto per la biopulizia delle opere d’arte è il batterio aerobico Pseudomonas stutzeri, ceppo A29. Questo microrganismo, proprio attraverso la colla animale deteriorata, ha "mangiato" i detriti sulla “Conversione di Sant’Efisio e battaglia" di Spinello Aretino del XIV secolo, restaurando con successo l’affresco che per decenni si era tentato di far tornare all’originale.

I dipinti accumulano lo sporco dall’aria circolante e, in particolare le installazioni all’aperto, raccolgono sale, minerali e terra. Da quando i risultati del primo progetto sul Cimitero Monumentale sono stati pubblicati nel 2004, Ranalli e una nuova generazione di ricercatori hanno allargato i confini della biopulizia per includere più microbi e più siti del patrimonio culturale e, attualmente, sono varie le opere in tutto il mondo che sono state restaurate con l’aiuto dei batteri “mangia sporcizia".

Un altro team di ricercatori ha invece individuato come i batteri, in particolare l’E.coli, possa trasformare la plastica in vaniglia.

Stefania Bernardini

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