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Bolle d'aria nell'oceano potrebbero bloccare gli uragani Fonte foto: 123rf
SCIENZA

Bolle d'aria nell'Oceano potrebbero bloccare gli uragani

OceanTherm sta sviluppando un sistema che utilizza le bolle per raffreddare la temperatura superficiale del mare. Una società norvegese afferma di aver individuato un modo per mitigare gli effetti delle tempeste.

Tra gli effetti più catastrofici dei cambiamenti climatici c’è l’aumento della temperatura del mare. Oceani più caldi portano a un innalzamento del livello del mare, allo scioglimento delle calotte glaciali e a eventi meteorologici più estremi, tra cui gli uragani. Una società norvegese sta però sviluppando un sistema per mitigare la potenza di questi ultimi facendo esplodere delle bolle d’aria in profondità nell’acqua. Le bolle raffredderebbero la temperatura superficiale del mare prelevando acqua fredda dalle profondità degli oceani.

Il sistema delle bolle d’aria nell’Oceano per bloccare gli uragani

A sviluppare il sistema è OceanTherm, fondata da Olav Hollingsæter, un ex ufficiale di marina. Si parte dal fatto che gli uragani si creano quando l’aria calda e quella fredda si incontrano sulle calde acque oceaniche a 26,5 °C o più e più calda è l’acqua, più potente può diventare un uragano. L’acqua al di sotto dei 26,5°C, però, non ha né il calore né i livelli di evaporazione sufficienti per alimentare un uragano, e quindi ne ridurrebbe la forza o ne eviterebbe direttamente la formazione. L’idea di OceanTherm è quindi di posizionare dei tubi perforati in profondità nell’Oceano attraverso i quali soffiare aria compressa.

L’aria creerebbe delle bolle che porterebbero in superficie acqua più fresca e ne ridurrebbero la temperatura al di sotto dei 26,5°C. I tubi sarebbero dispiegati da una flotta di navi che pattugliano aree di probabile formazione di uragani, come il Golfo del Messico, e creerebbero una “cortina a bolle" nel percorso di un uragano per ridurlo, se non fermarlo del tutto. La nuova applicazione ha alla base una vecchia idea: la Norvegia utilizza da anni tende a bolle per evitare che i fiordi si congelino in inverno, in questo caso però, a differenza di quant avverrebbe nell’Oceano, le bolle portano acqua più calda su una superficie che viene raffreddata dall’aria fredda invernale.

In realtà la proposta di OceanTherm deve ancora essere testata su un uragano e sono necessarie molte altre attività di ricerca e sviluppo per renderla praticabile. Secondo Bill McGuire, professore emerito di Scienze della Terra presso l’University College Londra, "c’è un’enorme differenza tra impedire a un fiordo di ghiacciare e indebolire un ciclone tropicale con la potenza di diverse migliaia di bombe nucleari e fino a un migliaio di chilometri o più". Passando agli aspetti pratici del progetto, il costo per portare il numero necessario di navi al posto giusto nel momento giusto e per tutta l’organizzazione potrebbe essere stimato in 500 milioni di dollari per l’allestimento e oltre 80 milioni di dollari all’anno per l’esecuzione. Una somma apparentemente proibitiva anche se probabilmente inferiore ai costi previsti per i danni degli uragani.

Mentre OceanTherm continua a lavorare al progetto, in altre parti del mondo si stanno elaborando tecnologie per liberare gli oceani dalla plastica tramite l’utilizzo di droni e robot.

Stefania Bernardini

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