a63abdffa03a7ed1e1e6c7adaa59ca9d.jpg Fonte foto: ANSA
TECH NEWS

Da tv a canzoni, pirateria c'è sempre

Il 38% di chi usa musica usa servizi illegali, sale BitTorrent

(ANSA) – ROMA, 15 OTT – Nonostante gli spot contro la pirateria siano ormai un ricordo e da quando sono scomparsi Napster e Megavideo le cronache si occupino poco del fenomeno, la pirateria informatica non è morta, anzi. Due rapporti fotografano infatti un fenomeno ancora vivo e diffuso. Il 38% di chi ascolta musica digitale, ha registrato ad esempio l’International Federation of the Phonographic Industry, ricorre a metodi illegali. La forma più comune di violazione del copyright è il cosidetto ‘stream-ripping’ (32%), cioè l’utilizzo di semplici software online per registrare l’audio di video come quelli di YouTube, un metodo che ricorda un po’ quando si registravano negli anni ’80 le canzoni alla radio. Al secondo posto c’è il ‘vecchio’ peer to peer, quello che fece la fortuna di Napster, usato dal 23% di chi infrange la legge, anche se oggi è BitTiorrent a dominare, mentre al terzo c’è l’acquisizione di file trovati attraverso i motori di ricerca.

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