d520d5064559fb3c0c292c9964e74348.jpg Fonte foto: AP
TECH NEWS

Facebook batte le attese di Wall Street e vola in Borsa

FANG perdono 100 miliardi in una settimana. Tim Cook da Trump

NEW YORK – Facebook si mostra piu’ forte del datagate e batte anche le attese piu’ rosee di Wall Street, chiudendo l’ultimo trimestre con un’impennata di quasi il 50% delle sue entrate, attestatesi sugli 11,97 miliardi di dollari. Anche gli utili sono saliti a 5 miliardi di dollari contro i 3,06 miliardi di un anno fa, con un balzo del 63%. Lo scandalo dei dati di oltre 50 milioni di persone ‘rubati’ e usati per finalita’ politiche dalla societa’ Cambrifge Analytica, dunque, non sembra aver scoraggiato investitori e inserzionisti che hanno continuato a scegliere il colosso dei social media per la loro pubblicita’.
E, dopo un primo momento di sfiducia, non ha scoraggiato neanche gli utenti che sono tornati ad essere 2,2 miliardi. Il risultato e’ che dopo la chiusura della Borsa di New York il titolo di Facebook e’ tornato a volare nelle contrattazioni after hours, schizzando quasi del 7%. A trainare i conti del gruppo di Menlo Park soprattutto le entrate relative agli annunci pubblicitari su smartphone e tablet, che rappresentano ora il 91% del totale. Mark Zuckerberg, ultimamente messo sotto pressione sia negli Stati Uniti che in Europa, non puo’ quindi che esultare, in una giornata che si e’ rivelata ancora nera per molti titoli tecnologici, con i cosiddetti ‘FANG’ (Facebook, Amazon, Netflix e Google) che nell’ultima settimana hanno perso complessivamente circa 100 miliardi di dollari del loro valore.
Intanto il numero uno di Apple, Tim Cook, e’ stato ricevuto alla Casa Bianca da Donald Trump. In agenda soprattutto la ‘questione cinese’, con Cook in pressing sul presidente americano perche’ si eviti una guerra commerciale con Pechino. Tenuto conto che la casa di Cupertino ha i suoi principali fornitori – vedi Foxcon – proprio in Cina, dove vengono realizzati e assemblati gli iPhone. Apple – secondo quanto riportano alcuni media – avrebbe speso circa 2,1 miliardi di dollari tra gennaio e marzo per fare lobby sull’amministrazione Trump con l’obiettivo principale di frenare politiche sui dazi e le tariffe ritenute dannose.

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