Un utente clicca sull'icona di Facebook sul proprio smartphone Fonte foto: Ink Drop / Shutterstock.com
TECH NEWS

Facebook e Instagram possono vendere le tue foto e i post ai brand

Facebook potrebbe presto intercettare i nomi dei marchi dentro le foto postate dagli utenti. Ecco come userà questi materiali

11 Aprile 2019 - Facebook e Instagram potrebbero vendere le foto degli utenti ai brand? Secondo alcune indiscrezioni, i social network di Mark Zuckerberg hanno acquisito un brevetto sviluppato proprio con tale intento. Nel documento ci sono diversi riferimenti alla strategia secondo cui il sistema potrebbe sponsorizzare anche le immagini postate dagli iscritti.

Se il brevetto dovesse concretizzarsi, Facebook e Instagram inizierebbero a riconoscere nomi e loghi dei brand all’interno di immagini postate nei profili privati. Questa funzione potrebbe essere molto utile per incrementare il coinvolgimento degli utenti nei confronti delle campagne pubblicitarie. Facebook e Instagram sono alla ricerca della tecnologia capace di intercettare e taggare eventuali scritte che riguardano marchi di tutto il mondo e creare così campagne personalizzate senza precedenti. La società potrebbe trarre enorme beneficio dallo sviluppo di una tecnologia di questo tipo.

Facebook: perché le foto private potrebbero essere usate per le campagne pubblicitarie

Facebook si sta muovendo per riconoscere eventuali loghi e nomi di brand presenti nelle fotografie condivise sul social network. Questi riferimenti, una volta taggati, potranno essere usati per creare pubblicità mirate a utenti specifici e quindi potenzialmente più efficaci.

Una volta che in una foto è stato aggiunto il tag riguardante al brand, questa informazione potrebbe essere usata sia dal social network, sia dal marchio stesso per pubblicizzare quel dato prodotto ad un target specifico.

Cosa succederà ad una foto di questo tipo? Il contenuto brandizzato potrebbe addirittura essere usato per creare la cosiddetta “Storia sponsorizzata”. Nel brevetto si legge che Facebook ha già intenzione di donare più visibilità a questi contenuti rispetto a quelli non brandizzati: gli utenti li vedranno più spesso nel loro newsfeed. In altre parole, usando fotografie personali (e brandizzate) al posto di semplici sponsorizzazioni, Facebook potrebbe ottenere maggiori risultati dalle sue sponsorizzazioni.

Ma le immagini pubblicate dagli utenti potrebbero fare molto di più, per esempio permettere di capire il livello di penetrazione di un prodotto all’interno di una zona geografica o in un target specifico o capire se è più appetibile per uomini e donne, per una determinata fascia d’età e così via.

Il risultato di questo lavoro di analisi e mappatura dei brand all’interno di Facebook, ma anche di Instagram aiuterebbe il sistema a costruire una vera e propria “Mappa Termica” delle aziende presenti nella piattaforma.

Cosa succede se Facebook riesce a creare un archivio di immagini brandizzate?

Facebook potrebbe arrivare a creare un database molto ampio di materiale da cui trarre spunto per creare delle sponsorizzazioni basate sugli interessi degli utenti. Con lo sviluppo di software sempre più sofisticati, leggere le immagini e captare eventuali loghi e nomi di brand potrà essere molto più semplice.

Il brevetto comunica un ulteriore informazione interessante: solo i contatti di una persona potranno accedere ad un particolare contenuto sponsorizzato. Probabilmente Facebook inizierà un’attività di recluta: gli utenti che pubblicano post che contengono marche potrebbero essere pagati per sponsorizzare tali immagini. Il pagamento dipenderebbe dalle impression e l’engagement prodotti dall’immagine.

Nonostante, la strategia di sponsorizzazione e relativa gestione sia abbastanza dettagliata, per il momento non ci sono troppi dettagli circa la tecnologia usata per intercettare e taggare i marchi nelle immagini. Facebook usa già un sistema interno per scansionare i testi dentro le immagini, che prende il nome di Rosetta. Questo strumento è impiegato per condurre la battaglia contro i cosiddetti “hate speech” e altri tipi di contenuti che potrebbero veicolare odio e pregiudizi.