app facebook Fonte foto: XanderSt / Shutterstock.com

Facebook ha pagato aziende esterne per ascoltare i nostri messaggi

Facebook ha ammesso di aver assunto dipendenti esterni per ascoltare le conversazioni vocali scambiate su Messenger per migliorare gli algoritmi di trascrizione

14 Agosto 2019 - In principio c’era Alexa, con un team assoldato da Amazon per ascoltare tutto quello che veniva chiesto e domandato all’assistente vocale, poi fu la volta di Google, poi di Apple con Siri. Ora, come svelato da un’inchiesta di Bloomberg, tocca a Facebook essere “beccato” ad ascoltare i messaggi vocali scambiati dagli utenti su Messenger.

Il re dei social network avrebbe affidato a persone esterne alla società questo particolare compito, ossia ascoltare le conversazioni e trascriverle con l’obiettivo più o meno dichiarato di migliorare gli algoritmi che analizzano i comandi vocali impartiti dagli utenti attraverso gli smartphone o determinate applicazioni. In particolare, lo scopo di questa operazione, come ammesso da Facebook stesso, era quello di valutare l’accuratezza del servizio di trascrizione vocale utilizzato dagli utenti di Messenger per convertire i messaggi audio in testo, funzionalità presente nell’applicazione di messaggistica dal 2015.

La difesa di Facebook

Dopo la scoperta di Bloomberg, l’azienda di Menlo Park ha subito ammesso di ascoltare i messaggi vocali condivisi sulla piattaforma specificando come questa possibilità fosse contemplata e specificata nelle policy della privacy che gli utenti accettano nel momento in cui si registrano al servizio. In realtà, però, questo non è esattamente vero. L’opzione di trascrizione vocale dei messaggi deve essere attivata e non funziona di default, quindi i dipendenti stipendiati da Facebook possono ascoltare i messaggi solo degli utenti che hanno dato il loro consenso. Basta che un solo utente all’interno di una chat abbia attivata tale opzione per permettere agli uomini di Zuckerberg di ascoltare tutti i messaggi audio inviati all’interno di quella specifica chat.

Facebook: stop all’ascolto

Dopo la denuncia di Bloomberg, anche Facebook, come Google e Amazon in passato, ha dichiarato di aver sospeso tutte le attività relative all’ascolto delle registrazioni vocali, nonostante non si possa parlare di una vera e propria violazione della privacy dei propri utenti. Facebook ha comunque deciso di fare subito dietrofront, o almeno per adesso. Del resto è ancora “vivo” il ricordo dello scorso 10 aprile 2018 quando, durante un’indagine sulle pratiche sulla privacy voluta dal Congresso degli Stati Uniti, il CEO di Facebook fu chiamato ad intervenire in ben due Commissioni del Senato per spiegare come il social network gestiva i dati dei propri utenti in relazione al caso Cambridge Analytica.