Il genoma di una popolazione sconosciuta Fonte foto: Anna Belfer-Cohen
SCIENZA

Il genoma di una popolazione sconosciuta tra l'immondizia in una caverna

Il campione di Dna ha fornito nuove ipotesi sulla storia genetica del tardo Pleistocene. L’analisi dei resti di una donna vissuta 25mila anni fa sono stati ritrovati tra i rifiuti di un antro in Georgia.

Il genoma di un essere umano appartenente a un gruppo sconosciuto è stato isolato nel terreno della grotta Satsurblia, nell’ovest della Georgia. Lo studio è stato condotto dall’università di Vienna e i risultati sono stati pubblicati su Currunt Biology. Il campione di Dna è stato sepolto per millenni tra il fango del pavimento della caverna. L’analisi ha rivelato tracce di una donna vissuta 25.000 anni fa, durante l’ultima era glaciale e il risultato rappresenta una conquista scientifica perché dimostra che è possibile identificare antiche popolazioni umane anche quando non ci sono ossa da recuperare.

La scoperta del genoma sconosciuto nella grotta Satsurblia

Oltre al Dna della donna sono state rintracciate tracce di specie di lupi e bisonti. "I nostri risultati – hanno scritto i ricercatori – forniscono nuove intuizioni sulle storie genetiche del tardo Pleistocene di queste tre specie e dimostrano che il sequenziamento diretto del DNA dei sedimenti, senza metodi di arricchimento, può fornire dati informativi sulle relazioni filogenetiche". Finora la scoperta di antichi genomi necessitava di analisi su ritrovamenti ossei conservati più o meno intatti. Il nuovo sistema messo a punto dagli scienziati della ricerca ha permesso di isolare tracce anche minuscole di Dna dall’ambiente, senza che ci sia bisogno delle ossa, nella forma di DNA mitocondriale, ossia frammentario e incompleto, ma ugualmente sufficiente a fornire informazioni sulla popolazione che abitava la regione.

Dalla ricostruzione di un piccolo frammento del genoma della donna i ricercatori sono stati in grado di capire che si trattava di un membro di una comunità sconosciuta precedente all’essere umano moderno. Questo gruppo si sarebbe estinto ma avrebbe contribuito all’evoluzione delle popolazioni attualmente presenti in Europa e Asia. La deduzione è emersa dalla comparazione tra il genoma della donna vissuta 25mila anni fa con quello degli esseri umani contemporanei. Lo studio del Dna mitocondriale presenta però anche alcune limitazioni tra le quali la natura frammentaria del materiale genetico e l’alta possibilità di contaminazione.

In Australia, invece, un fossile ha rivelato una specie di rettile molto simile ai mitologici draghi e che sarebbe stato il più grande animale volante del continente, mentre un corallo di oltre 400 anni potrebbe dare speranze sulla sopravvivenza della barriera corallina.

Stefania Bernardini

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