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Gestione dati personali: Facebook, Google e Amazon nel mirino della UE

L'Unione Europea starebbe preparando nuove regole che imporrebbero a colossi del Web come Google, Amazon e Facebook di condividere i dati degli utenti con le aziende più piccole. Per tutelare la libertà del mercato

Ci sono 20 grandi compagnie appartenenti al settore tecnologico che potrebbero finire a breve nella lista nera delle autorità dell’Unione Europea. Al centro del mirino, la gestione dei dati personali degli utenti effettuata da società del calibro di Facebook, Apple, Amazon e Alphabet, holding a cui fa capo Google, e altri nomi di rilievo del settore.

Sebbene non siano ancora trapelate informazioni certe sulle compagnie interessate dal colpo di scure in preparazione da parte dell’Unione Europea, secondo quanto riportato dal Financial Times appare piuttosto inevitabile a questo punto che colossi del web come quelli già citati possano a breve ritrovarsi a dover affrontare leggi ancora più stringenti rispetto a quanto già non lo siano quelle esistenti. Nuove regolamentazioni, che invece non insisteranno sulle compagnie più piccole del settore, potranno a breve richiedere ai giganti della rete di condividere i propri dati con i propri competitor in nome di una maggiore trasparenza sulle metodologie di raccolta delle informazioni.

Autorità e dati personali: quali sono i criteri scelti dalla UE

Per essere inserite tra i venti della lista, ma il numero potrebbe ancora variare, le società dovranno rientrare in alcuni specifici criteri tutt’ora in via di definizione da parte dell’Autorità. Si parla, almeno per il momento, di numero di iscritti o utenti e quota di mercato, ovvero la percentuale di fatturato delle suddette aziende rispetto al settore di appartenenza.

Altro fattore di valutazione è la forza che mostrano in rete tali compagnie, tanto da costringere le rivali a utilizzare le loro piattaforme per poter svolgere operazioni commerciali. A fare la differenza, quindi, è anche l’eccessivo potere di mercato che giganti della rete, come Google e Facebook per citarne un paio, esercitano rispetto ad altre realtà più piccole che, in alcuni casi, sono costrette a piegarsi alle regole del gioco delle rivali più forti per evitare di rimanere nell’ombra.

Gestione dei dati personali UE/USA: a che punto eravamo rimasti?

Il provvedimento arriva a distanza di soli pochi mesi da Schrems II. Con questa sentenza dello scorso luglio, La Commissione Europea aveva fatto tremare molte compagnie a stelle e strisce in merito alla gestione e al trasferimento dei dati personali dei propri iscritti oltre oceano.

Allora la Commissione Europea non solo aveva provveduto a cassare il cosiddetto Privacy Shield, ovvero l’accordo per gli scambi transatlantici dei dati personali a scopo commerciale tra UE e USA, ma anche a stabilire che le “clausole standard” utilizzate per il trasferimento dei dati in terra statunitense potrebbero non essere ritenute valide se, nella nazione di destinazione, fossero in vigore leggi o pratiche non in grado di garantire la stessa protezione europea.

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