connessione 5g Fonte foto: Shutterstock
TECH NEWS

Il 5G fa male?

Cresce il numero di chi chiede di fermare il 5G in attesa di dati certi sugli effetti sulla salute umana. I rischi, soprattutto nel nostro Paese, sono limitati

9 Agosto 2019 - Chi ha paura del 5G? La lista, al momento, è piuttosto corposa, anche se al suo interno non troviamo chi ci aspetteremmo di trovare. Non ci sono gli operatori telefonici rimasti tagliati fuori dalla gara di assegnazione delle bande di frequenza dello scorso anno, né qualche azienda che propone uno standard comunicativo differente (anche perché, in quest’ultimo caso, non ce ne sono).

più fieri oppositori del 5G sono un piccolo gruppo di amministrazioni comunali, che ha diramato un’ordinanza per vietare l’installazione di nuove antenne sul loro territorio comunale, e alcune associazioni a difesa dei consumatori, che hanno inoltrato lettere e raccomandazioni alla Procura della Repubblica e agli 8 mila sindaci italiani per mettere un freno alla sperimentazione del nuovo standard di telefonia mobile. Il timore principale è che il 5G possa far male alla salute delle persone, esponendoli a una quantità di radiazioni troppo elevata.

Per capire se il 5G fa male alla salute è prima necessario capire come funziona, poi valutare gli studi scientifici oggi disponibili e analizzare nel dettaglio la legislazione italiana al riguardo. Da queste informazioni sarà possibile ricavare i dati necessari a capire quali sono i pericoli legati all’installazione di nuove antenne e ponti radio sul nostro territorio e se il nuovo standard cellulare ci “frigge” o meno.

Come funziona il 5G

Le preoccupazioni maggiori sono legate al funzionamento della nuova tecnologia di comunicazione cellulare. Rispetto agli standard precedenti, il 5G lavora su bande di frequenza completamente differenti, con proprietà fisiche ovviamente diverse. In particolare, lo standard 5G prevede di utilizzare la banda da 700 mHz (liberata dal segnale del digitale terrestre), la banda tra 3.6 gHz e 3.8 gHz e la banda tra 24 e 28 GHz.

Queste ultime bande, in particolare, sono necessarie per garantire due delle funzionalità più interessanti del 5G: velocità di trasferimento dati superiori ai 5 gigabit e banda di comunicazione ultralarga, capace di supportare la connessione contemporanea di migliaia di dispositivi. Si tratta delle cosiddette frequenze a onde millimetriche, capaci di trasportare dati a velocità di gran lunga superiori agli standard precedenti. Allo stesso tempo, però, le onde millimetriche “soffrono” di una limitazione fisica importante: non riescono a penetrare all’interno di oggetti troppo spessi (o realizzati con materiali schermanti).

Per aggirare questo limite, lo standard approvato a livello mondiale prevede l’installazione di antenne di dimensioni minori (le small cells), ma diffuse in maniera più capillare. In questo modo è possibile coprire tutto il territorio con un segnale forte e costante, senza preoccupazioni di alcuna sorta. La proliferazione di antenne, dunque, ha scatenato una sorta di effetto domino che ha portato amministratori locali e associazioni dei consumatori a chiedere lo stop del 5G, in attesa che la comunità scientifica abbia dati certi sugli effetti per la salute umana.

Il 5G fa male: lo stato dell’arte della ricerca scientifica

Al momento, non esistono studi e ricerche scientifiche che chiariscano in maniera definitiva quali siano gli effetti del 5G sulla salute umana. I vari enti di ricerca impegnati in questo settore sono stati in grado di valutare solamente gli effetti a breve termine, mentre per quelli a lungo termine c’è da aspettare ancora molto tempo.

Nel primo caso, gli scienziati hanno appurato che l’esposizione alle onde delle small cells provoca un lieve aumento della temperatura corporea (le onde che attraversano il corpo vengono trasformate in calore), senza però provocare danni a breve, medio e lungo termine. Nel caso degli effetti a lungo termine, come accennato, è necessario attendere i risultati di test e ricerche scientifiche ancora in corso, il cui esito non può essere previsto. Come sottolinea l’Istituto Superiore di Sanità in una ricerca pubblicata nel corso del 2019, l’attivazione delle antenne 5G (magari a discapito di quelle 3G) potrebbe portare alla riduzione delle potenze medie di emissione di ogni singolo impianto trasmittente. Insomma, il 5G potrebbe addirittura ridurre la nostra esposizione media alle onde radio.

5G in Italia: la legislazione sulle onde radio

Un altro elemento da tenere in considerazione riguarda la legislazione che regola l’emissione di onde radio dai singoli impianti dislocati nel territorio. Gli operatori telefonici, così come quelli televisivi e gli altri che sfruttano lo spettro delle onde radio per telecomunicazioni senza fili, sono tenuti a rispettare precisi limiti di emissione. Nello specifico, la legge italiana impone limiti piuttosto bassi per ogni stazione radio presente sul territorio.

I limiti alle emissioni elettromagnetiche in Italia sono un centesimo di quelli consigliati nelle linee guida dell’International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection (ICNIRP), a sua volta inferiore di 50 volte del valore SAR per il quale sono stati osservati effetti sulla salute umana. Insomma, ogni stazione radio presente nel nostro Paese ha valori di emissione elettromagnetica inferiori di 5.000 volte a quelli che potrebbero causare problemi di salute.

© Italiaonline S.p.A. 2019Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963