È arrivato il momento per il primo calamaro nello spazio Fonte foto: 123RF
SCIENZA

È arrivato il momento per il primo calamaro nello spazio

Hanno già un biglietto per l'ISS, dove saranno parte di un esperimento sulla vita nello spazio: 128 piccoli calamari stanno per essere mandati in orbita.

Laika, la cagnetta sovietica divenuta una dei primi animali a essere mandati nello spazio, e il primo a orbitare intorno alla Terra, ha un improbabile erede. Si tratta di 128 piccoli calamari bioluminescenti del tipo Euprymna Scolopes.

Questi esserini subacquei, in grado di illuminarsi al buio grazie a uno speciale organo contenente batteri, responsabili del curioso bagliore, hanno già un biglietto per lo spazio. E la destinazione è l’ISS, la Stazione Spaziale Internazionale, che nel 2021, per inciso, vedrà un viavai di improbabili ospiti: non soltanto i molluschi astronauti, ma ben due troupe cinematografiche, una delle quali comprende questo famoso attore.

In cosa consiste l’esperimento spaziale con calamari e tardigradi a bordo dell’ISS

Per tornare ai nostri invertebrati, c’è da dire che non saranno soli nella stazione orbitante. Il focus dell’intero esperimento, parte della 22a missione di rifornimento del carico di SpaceX (qui alcuni curiosi dettagli sui piani di Elon Musk per la Luna), ruota intorno al rapporto tra gli Euprymna Scolopes e 5 mila tardigradi.

Si tratta di parassiti benefici le cui dimensioni si aggirano intorno agli 0,1 millimetri. La caratteristica chiave, che ha persuaso gli scienziati a spedirli in orbita, sta nella loro capacità di resistere a condizioni ambientali estreme: temperature bassissime o molto molto alte, pressioni superiori a quelle delle più recondite profondità oceaniche, assenza di ossigeno, radiazioni.

Perché il test sarà utile alle esplorazioni dello spazio e alle prospettive di vita fuori dalla Terra

Avrete già intuito che proprio la virtù una capacità di sopravvivenza fuori dall’ordinario fa dei tardigradi i candidati ideali per gli esperimenti spaziali. E infatti il test che si terrà a bordo dell’ISS è orientato ad approfondire le relazioni tra organismi viventi e parassiti benefici durante i viaggi fuori dalla Terra, nell’ottica di raccogliere dati utili alle prossime esplorazioni spaziali e capire se e come sarà possibile per l’uomo sopravvivere in assenza di gravità.

Il progetto si chiama UMAMI, ovvero Understanding of Microgravity on Animal-Microbe Interactions. Per quanto riguarda i microbi, proprio in virtù della loro capacità di resistenza a condizioni esterne che, ad esempio, non consentirebbero la vita umana, c’è chi ipotizza la loro presenza sulla Luna in grandi quantità.

Forse un po’ deludenti come "esseri alieni", almeno per gli appassionati di fantascienza, ma sarebbe già qualcosa.

Giuseppe Giordano

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