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SICUREZZA INFORMATICA

Italia sotto attacco hacker, rubati dati dal Ministero degli Esteri

Hacker russi e cinesi avrebbero sottratto informazioni riservate entrando nella rete informatica della rappresentanza Permanente d'Italia presso l'Ue

14 Agosto 2017 - Secondo quanto riportato da un articolo pubblicato sul sito internet del quotidiano La Repubblica, l’Italia tra il 2013 e il 2016 avrebbe subito diversi attacchi hacker da pirati informatici russi e cinesi che erano alla ricerca di informazioni riservate.

I dati trafugati riguardano tutte le più importanti decisioni dell’Unione Europea degli ultimi anni: dalle sanzioni alla Russia, passando per i negoziati per il raddoppio del gasdotto Nord Stream fino ad arrivare alla questione migranti. Per ottenere queste informazioni, gli hacker sono riusciti a entrare all’interno della rete informatica della rappresentanza Permanente dell’Italia presso l’UE e nei computer di alcuni dipendenti della Farnesina. A cadere nella trappola dei pirati informatici anche alti funzionari e ambasciatori presenti in tutto il Mondo.

Come hanno agito i pirati informatici

Secondo quanto scritto su La Repubblica, gli hacker avrebbero infettato i computer della rete informatica della rappresentanza Permanente dell’Italia presso l’Unione Europea attraverso il malwareUroburos”, un virus creato dal gruppo hacker Apt 28, che avrebbe dei legami con i servizi di intelligence russi, ma prove a supporto non ce ne sono. I pirati informatici russi non sono i soli ad aver attaccato le reti italiane, anche gli hacker cinesi sono riusciti a trafugare informazioni strategiche. Infatti, sono state registrate le incursioni dei gruppi hacker K3Chang e Zegost. L’attività sospetta degli hacker coincide con i momenti in cui l’Unione Europea ha preso decisioni importanti sulla politica estera, dalle sanzioni verso la Russia all’accordo con l’Iran sul nucleare.

Il metodo d’attacco degli hacker per diffondere il malware “Uroburos” è sempre lo stesso: l’invio di una e-mail in cui si invita l’utente (in questo caso ambasciatori e funzionari del Ministero dell’Estero) a cliccare su un link. Appena si apre la nuova pagina, si scarica automaticamente il malware e il computer e l’intera rete viene infettata. Una pratica utilizzato milioni di volte, ma che ogni volta riesce a far danni.

Tra il 2013 al 2016 gli hacker sono riusciti a entrare in possesso di 1760 messaggi, sempre secondo il quotidiano La Repubblica. E a finire nella rete dei pirati informatici ci sarebbero anche ministri e presidenti del consiglio, spiati più volte durante gli ultimi anni. Un problema, quello della cybersecurity, che solo nell’ultimo anno è stato preso seriamente dal Governo: a marzo è stato redatto il “Piano nazionale per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica”, il primo passo per risolvere definitivamente la questione.

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