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Una molecola che può renderci aggressivi Fonte foto: iStock - SIphotography
SCIENZA

Una molecola senza odore può renderci più aggressivi

L'esperimento: l’esposizione all'esadecanale influenza il comportamento umano: rende aggressive le donne e più docili gli uomini.

Secondo uno studio pubblicato su Science Advance, esiste una piccola molecola senza odore che, se “annusata", è in grado di renderci più aggressivi, o più docili.

Si tratta di una molecola emessa dagli esseri umani e da altri mammiferi, e sembra capace di modificare il comportamento delle donne in senso più aggressivo, mentre renderebbe gli uomini più docili.

La molecola che rende aggressive le donne

Che molte reazioni istintive siano guidate da processi chimici che ancora non hanno spiegazione è cosa nota, come anche è noto l’importante ruolo dell’olfatto nei processi che nei mammiferi guidano le risposte istintuali alle situazioni di stress o pericolo.

Non troppo tempo fa uno studio dimostrò che la presenza di esadecanale poteva ridurre lo stress nei topi; ed è ancora sull’esadecanale che si concentrano gli sforzi degli scienziati per spiegare come la chimica possa influenzare umore e pattern comportamentali negli esseri umani.

Si tratta di un composto chimico che si trova nella pelle umana, nella saliva ed in altre “espressioni" tipiche dei mammiferi. Non ha odore, ma se “annusato" parrebbe poter influenzare in maniera decisiva l’aggressività del comportamento umano.

Eva Mishor, del Weizmann Institute of Science di Rehovot, in Israele, ha guidato il suo team di ricerca in uno studio sperimentale che indaga l’influenza dell’esadecanale sul comportamento umano.

Durante il primo esperimento, 67 uomini e 60 donne sono stati appositamente imbrogliati nel corso di un gioco a premi con una piccola somma di denaro in palio; è stata poi messa a disposizione dei partecipanti la possibilità di disturbare il proprio partner di gioco “poco cooperativo" con l’emissione di un potente suono di cui potevano controllare il volume.

Metà delle persone coinvolte aveva sotto il naso un piccolo cerotto contenente esadecanale, mentre il cerotto dell’altra metà dei partecipanti non portava tracce della molecola.

Le differenze sono state subito evidenti, come dichiara Mishor: le donne esposte all’esadecanale indulgevano molto più delle altre donne nella manovra di disturbo, mentre gli uomini esposti alla stessa molecola si sono dimostrati più docili degli altri.

Una strategia di sopravvivenza?

In un secondo esperimento, 25 uomini e 24 donne hanno preso parte ad un gioco più complesso, durante il quale gli venivano occasionalmente sottratti dei soldi dal giocatore avversario.

Ai giocatori – sotto risonanza magnetica funzionale – è stata data poi la possibilità di sottrarre a loro volta risorse agli altri giocatori. Ancora una volta, i ricercatori hanno osservato che le donne sono più propense a comportamenti aggressivi quando esposte all’esadecanale, mentre gli uomini sottoposti alla molecola diventano più docili e meno competitivi. L’esadecanale può quindi influenzare il comportamento umano.

Gli esami strumentali hanno mostrato che l’esposizione all’esadecanale attiva le aree del cervello coinvolte nel percepire i segnali sociali, e lo fa in maniera differente negli uomini e nelle donne.

Potrebbe esserci un meccanismo puramente biologico alla base degli effetti dell’esadecanale: la molecola è tra le sostanze prodotte più in abbondanza dai neonati, che emettono la molecola inodore dalla testa.

Potrebbe quindi trattarsi di un meccanismo di sopravvivenza che induce le madri ad una maggiore aggressività in difesa dei figli, e ammansisce i padri in maniera che non li attacchino: in altri mammiferi è stato infatti notato che l’aggressività della madre è diretta verso gli aggressori esterni, mentre quella del padre può anche rivolgersi contro la prole.

“I nostri risultati implicano che annusare un bambino può aumentare l’aggressività nelle madri" conclude Mishor “ma diminuire l’aggressività nei padri": l’emissione di esadecanale sarebbe così uno strumento in grado di garantire ai cuccioli dei mammiferi una più alta percentuale di sopravvivenza.

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