Secondo alcuni scienziati abbiamo fotografato la vita su Marte Fonte foto: NASA
SCIENZA

La Nasa ha trovato dei funghi su Marte

La teoria di tre ricercatori non nuovi a questo tipo di annunci ha già fatto discutere anche la NASA, nelle foto la possibile prova che c’è vita su Marte.

Le parole "vita su altri pianeti" evocano battaglie intergalattiche a colpi di Blaster o, se immaginiamo tutto con un tocco di horror in più, silhouette grigie che ci svegliano nel pieno della notte per trasportarci su un’astronave in stazionamento proprio sopra le nostre teste. Tuttavia è più probabile che le forme di vita extraterrestri, almeno quelle che saremo noi a scoprire per primi, abbiano un aspetto meno, beh, "hollywoodiano": ad esempio, potrebbero assomigliare a dei funghi.

Cosa c’è scritto nella ricerca che ipotizza la vita nello spazio

Proprio di questi organismi si è parlato nel caso di alcuni scatti della NASA provenienti dalla superficie di Marte. Il microbiologo Xinli Wei dell’Accademia Cinese delle Scienze, l’astrofisico Rudolph Schild di Harvard-Smithsonian e Rhawn Gabriel Joseph (quest’ultimo soprannominato curiosamente “Tiger King") hanno esaminato alcune immagini del rover Curiosity scovando, nei solchi disegnati a terra dal veicolo e altrove, quel che, a dire dei tre scienziati, sarebbe la prima forma di vita mai avvistata sul Pianeta Rosso.

Nelle conclusioni del loro lavoro, pubblicate qui, i tre autori scrivono: "Gli esemplari emergono dal suolo e presentano dimensioni via via crescenti (…) nuovi sferici, alcuni con steli, sono apparsi lungo la cima delle creste delle vecchie tracce (del rover, ndr)". Insomma, si tratterebbe proprio di funghi “a palloncino", licheni, alghe e muffe.

Cosa dice la NASA sugli scatti della sonda Curiosity

Ora passiamo alla parte meno emozionante: il paper ancora non è stato sottoposto al processo di peer review, con il quale la comunità scientifica valida il lavoro dei propri membri, e non è in linea con le valutazioni della NASA. L’ente americano sostiene che quanto si vede nelle immagini altro non sia che l’effetto dello scioglimento stagionale del ghiaccio di anidride carbonica.

Va anche sottolineato che Wei, Schild e Rhawn già nel 2020 avevano annunciato al mondo la scoperta di funghi spaziali. Inoltre, nel 2014, Schild aveva chiesto all’agenzia americana di esaminare quello che, secondo lui, era un organismo vivente. E che si dimostrò essere una semplice e inanimata roccia.

D’altra parte, forse sulla scorta delle esperienze passate, i tre studiosi questa volta ci sono andati con i piedi di piombo, e nell’abstract (una specie di breve sommario) dello studio si legge effettivamente che "le similarità nella morfologia non sono una prova della vita", sebbene "la crescita, il movimento e i mutamenti nella forma e nella posizione" dei presunti funghi supporterebbero "l’ipotesi che ci sia vita su Marte".

Forse, tra qualche anno, Elon Musk saprà dirci di più.

Giuseppe Giordano

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