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calcio in streaming Fonte foto: Shutterstock
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Chi paga lo streaming? Gli operatori telefonici presentano il conto

Google, Netflix, Facebook e le grandi piattaforme per lo streaming incassano miliardi grazie ai dati scambiati su una rete che non pagano: il duro attacco delle compagnie telefoniche europee

Mantenere in piedi e far funzionare a dovere le reti di trasmissione dei dati, cioè in pratica Internet, costa tantissimo ma la fetta più grossa dei guadagni derivanti dal traffico va nelle casse di Netflix, Google, Facebook e degli altri giganti tech. Adesso, però, è giunto il momento che anche questi giganti paghino la propria parte per tenere in vita l’infrastruttura. E’ quanto starebbero per chiedere 13 CEO di altrettante compagnie telefoniche europee.

E lo starebbero per chiedere, secondo Reuters che riporta la notizia in esclusiva, tramite un documento congiunto, firmato dai rispettivi Amministratori Delegati. Reuters cita 11 operatori telefonici su 13 firmatari: Telefonica, Orange, KPN, BT Group, Telekom Austria, Vivacom, Proximus, Telenor, Altice Portugal, Telia Company e Swisscom. Non è dato sapere, però, se tra i due restanti ci sono operatori italiani e questo, in realtà, sarebbe molto interessante saperlo perché proprio in Italia c’è già stato un primo esperimento di collaborazione tra una piattaforma di streaming che genera moltissimo traffico e gli operatori di rete: quello che ha visto DAZN investire di tasca propria per rinforzare la rete italiana con la cosiddetta DAZN Edge. Ma i CEO delle Telco non ce l’hanno solo con Google & Co, nel documento ci sarebbero anche critiche nei confronti delle autorità europee.

Le Telco contro i giganti tech

Reuters pubblica alcuni stralci della lettera, dai quali emerge tutto il nocciolo della questione: “Una grande e crescente parte del traffico di rete è generata e monetizzata dalle grandi piattaforme tech, ma richiede investimenti continui e una intensa pianificazione da parte del settore delle telecomunicazioni. Questo modello, che permette ai cittadini europei di godere dei frutti della trasformazione digitale, può essere sostenibile solo se le grandi piattaforme tech partecipano in modo equo ai costi della rete“.

Messaggio chiarissimo: se solo le Telco spendono e solo le piattaforme guadagnano, allora il modello di business dopo un po’ crolla. Da quando sono arrivate le grandi piattaforme di streaming in abbonamento, infatti, il traffico dati scambiato su Internet è schizzato alle stelle. Netflix YouTube e le altre compagnie che fanno forti utili con questo sistema, secondo le Telco, scaricherebbero i costi dell’infrastruttura sugli operatori telefonici.

Operatori che, è vero, incassano il prezzo degli abbonamenti telefonici ma non prendono un centesimo dall’enorme torta dello streaming. Come se non bastasse, poi, l’UE ha tolto negli ultimi anni diversi miliardi dai bilanci delle compagnie telefoniche.

Le Telco contro l’UE

Alle istituzioni europee, invece, le 13 compagnie telefoniche rimproverano i costi elevatissimi delle frequenze radio per il 5G assegnate sempre all’asta (come nel caso delle frequenze della banda 700, vendute all’asta in Italia nel 2018 per 6,5 miliardi di euro).

L’UE, poi, ha cancellato per legge i costi del roaming internazionale dentro l’Europa togliendo almeno 2 miliardi in 4 anni alle compagnie telefoniche.

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