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il "radar" dei pedoni Fonte foto: iStock
SCIENZA

Perché i pedoni non vanno a sbattere continuamente?

La scienza ha scoperto perché i pedoni non vanno a sbattere continuamente: abbiamo una sorta di radar che ci permette di anticipare il comportamento altrui.

Il comportamento dei gruppi di umani, esattamente come quello di altri animali, segue delle regole ben specifiche che la fisica può tentare di spiegare. Quando ci si incolonna in fila, oppure si passeggia lungo la strada, molti sono gli atteggiamenti cosiddetti "auto-organizzanti" – perlopiù inconsapevoli – che si mettono in atto naturalmente.

L’ultima cerimonia di consegna dei premi IG nobel ha inteso premiare ben due ricerche, curiosamente parallele, sui flussi pedonali.

Il premio IG nobel per la fisica è andato allo studio sul perché i pedoni non collidano, mentre quello per la cinetica alla ricerca che svela perché invece, a volte, i pedoni vadano a sbattere eccome.

Il radar anticollisione dei pedoni

Lo studio sul comportamento dei flussi pedonali è di cruciale importanza nel campo dei trasporti, in quanto permette di prevedere e gestire i comportamenti di grande masse di persone, consentendo di studiare soluzioni di trasporto sempre più comode e sicure.

Mentre alcuni fenomeni presentano aspetti potenzialmente pericolosi, come le grandi calche che possono provocare gravi incidenti, esistono dei comportamenti naturali oggettivamente virtuosi e scientificamente rilevabili che "aiutano" la mobilità pedonale.

Tra questi, la naturale tendenza a creare delle colonne in doppia direzione lungo i marciapiedi delle città. Secondo lo studio che è valso un meritato IG nobel per la fisica al team di ricerca italo-olandese che ha condotto l’esperimento, abbiamo una sorta di "radar anticollisione" innato.

L’esperimento ha provato che i pedoni spontaneamente cambiano la loro traiettoria quando un altro pedone si avvicina troppo o sembra incrociare il proprio passo, e lo ha fatto considerando le singole persone alla stregua di "particelle".

La premessa teorica dello studio è infatti quella per cui "se la fisica può spiegare il comportamento delle molecole, che assomiglia molto a quello dei gruppi umani", allora probabilmente può essere usata anche per spiegare il comportamento delle "molecole umane".

Dopo aver studiato oltre 5 milioni di pedoni in circostanze ed ambienti diversi, grazie ad un imponente set di dati statistici acquisiti da osservazioni sperimentali, gli scienziati delle varie università coinvolte hanno sviluppato un modello statistico in grado di definire i meccanismi "anticollisione" dei pedoni.

Il modello è così preciso da riuscire a tener conto di dinamiche specifiche come l’accelerazione evitante e lo spostamento di asse, tipici comportamenti che mettiamo in atto per evitare collisioni con altri pedoni.
Il team di ricerca è oggi impegnato nel determinare quali siano gli stimoli in grado di "accendere" il meccanismo anticollisione innato che ci permette di passeggiare per strada senza andare a sbattere con le altre persone.

La facoltà di anticipare le mosse degli altri

A fare da contraltare alla ricerca sul radar anticollisione dei pedoni, uno studio quasi interamente giapponese da poco pubblicato su Science Advance, cui è andato l’IG nobel per la cinetica.

Lo studio, dal titolo "La mutua anticipazione può aiutare l’auto-organizzazione dei gruppi umani", ha preso in esame due distinte classi di pedoni: una molto distratta dal cellulare, l’altra decisamente attenta al percorso.

Questo tipo di esperimento punta a superare l’approccio puramente fisico alla questione, cercando di associarlo con una stretta osservazione dei dati empirici.

Alcune osservazioni molto recenti, infatti, "hanno mostrato che l’interazione inter-individuale ha una natura essenzialmente anticipatoria, piuttosto che puramente fisica". In breve, un’osservazione più attenta delle dinamiche umane condurrebbe alla conclusione che i flussi pedonali non si basano sulla percezione della posizione degli altri, bensì sull’anticipazione dei movimenti altrui.

Quel che più ha stupito i ricercatori, è che le persone distratte dal cellulare e quelle concentrate abbiano mostrato la stessa difficoltà nell’intercettare ed anticipare i movimenti degli altri pedoni.

I pedoni distratti, continua lo studio, tendono a rallentare la velocità generale del flusso, e disturbano la naturale formazione di file su due direzioni: la distrazione, è la conclusione della ricerca, influenza la capacità di anticipare le mosse degli altri. E sarebbe proprio sull’anticipazione, che si basa la nostra capacità di camminare tra le altre persone senza scontrarci continuamente con loro.

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