Dove è stato aperto il primo ponte al mondo stampato in 3D Fonte foto: ANSA
SCIENZA

Dove è stato aperto il primo ponte al mondo stampato in 3D

Inaugurato sontuosamente con una cerimonia alla presenza della regina, la struttura alla prova del tempo. Dove è stato aperto il primo ponte stampato in 3D.

Da questa estate c’è un motivo in più per visitare Amsterdam. Si tratta del primo ponte stampato in 3D mai costruito al mondo, inaugurato di recente alla presenza della regina nel corso di una sontuosa cerimonia rimbalzata dalle agenzie di stampa sui media di tutto il mondo.

Effettivamente, come si vede dalle foto, il ponte 3D sul canale della capitale olandese ha una forma fluida e affascinante. Ma a qualche settimana dall’apertura al pubblico sembra abbia già dato qualche problema.

La domanda a questo punto è: bello, bellissimo, ma il ponte 3D svolge al meglio la funzione di attraversamento per la quale è stato costruito?

Come è fatto e perché è importante il primo ponte 3D mai costruito al mondo

La struttura dell’attraversamento olandese in acciaio, un materiale quindi sorprendentemente modellabile con una moderna stampante in tre dimensioni. La location è il quartiere a luci rosse, uno dei più conosciuti ed evocativi della città nordeuropea. Il canale si chiama Oudezijds Achterburgwal. Circa un mese fa la regina Máxima dei Paesi Bassi era presente all’inaugurazione, inconfondibile nel suo tailleur arancione brillante.

Il ponte è lungo 12 metri ed è esclusivamente pedonale, è stato costruito dalla startup MX3D insieme ad altre aziende partner: Joirs Laarman Lab, ArcelorMittal, Autodesk, Lenovo, Heijmans, ABB Robotics, Air Liquide-Oerlikon.

Quali sono i problemi del ponte in 3D ad Amsterdam

A un mese di distanza, passata la sbornia mediatica, potrebbe essere venuto il momento per un bilancio, che però non sembra essere lusinghiero.

Su un lato della struttura modellata tutta d’un pezzo ci sono due grandi gradini contrassegnati con vernice gialla. Impossibile accedere al ponte senza salirci sopra. Manca infatti una rampa o una ringhiera, quindi l’accesso è impossibile o molto difficile per chi è in sedia a rotelle o abbia difficoltà deambulatorie.

A quanto raccontano i residenti della zona, poi, il ponte 3D sarebbe un pericolo anche per le tante persone che arrivano nel quartiere per turismo e divertimento, alcune delle quali finiscono la serata con in pancia qualche birra di troppo: "I turisti corrono in giro ubriachi, qui. Si capisce cosa succede poi", confida un residente, riferendosi al complicato attraversamento del ponte.

La morale insomma sembra essere che sì, l’occhio vuole la sua parte. Ma un ponte è pur sempre un ponte. E quindi, se non lo si può attraversare, a cosa serve di preciso?

La stampante 3D è disponibile anche per un utilizzo privato: ecco, ad esempio, due modelli dalle performance decisamente interessanti.

Giuseppe Giordano

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