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Privacy e app mediche: cosa comporta il consenso al trattamento dati

Le app mediche sono sempre di più diffuse nella vita di tutti i giorni, main pochi conoscono i pericoli per la privacy. Ecco quali sono

Tra i tanti dati personali che possono essere definiti “sensibili” ce ne sono alcuni che sono più sensibili di altri: i nostri dati sanitari, quelli sul nostro stato di salute. Ben più che i dati sui nostri gusti in fatto di scarpe e vestiti, di prodotti elettronici o viaggi, i dati su come stiamo sono quelli in assoluto più preziosi e delicati.

Sono sempre di più le app che raccolgono e inviano a qualcuno questi dati: app di farmacie, app mediche, app conta calorie e persino le app di fitness più evolute se sono collegate a dispositivi come saturimetri e rilevatori del battito cardiaco. Conoscere quali farmaci prende una persona, la sua cartella clinica, quante calorie consuma e cosa mangia se vuole dimagrire o ha il diabete, quale è lo stato di salute del suo sistema cardiocircolatorio, equivale a sedere sopra una miniera d’oro. Quanto pagherebbe un’assicurazione per comprare, se potesse, le informazioni sul nostro stato di salute? Quanto pagherebbe una azienda farmaceutica per comprare, se potesse, le informazioni su quali sono le nostre malattie croniche? Quanto pagherebbe una azienda di integratori alimentari per comprare, se potesse, le informazioni sul nostro peso e il nostro regime alimentare? Ecco perché bisogna fare chiarezza su chi, e come, deve gestire i dati raccolti dalle app mediche e assimilabili.

App mediche: cosa dice il Garante per la privacy

L’Autorità Garante per la Privacy si è espressa in merito alle app per medici (e app assimilabili ad esse) con il provvedimento n. 55 del 7 Marzo 2019, tramite il quale ha specificato che bisogna fare differenza tra “trattamenti per finalità di cura” e “trattamenti per altre finalità“. I primi sono quelli strettamente relativi alle cure che il paziente fa in seguito a normale prescrizione del medico. Se ho la pressione alta e il medico mi prescrive un farmaco chiedendomi di misurare ogni giorno la pressione e registrarla in una app, allora i dati raccolti dalla app sono chiaramente “per finalità di cura“.

Se sono obeso e il medico dietologo mi fa una dieta per perdere chili e mi chiede di registrare il mio peso ogni mattina e inserirlo nell’app, allora il mio peso è un dato raccolto per finalità di cura. Ma se non sono obeso, non ho alcuna malattia metabolica e semplicemente ogni tanto mi metto a dieta su consiglio del dietologo, allora i dati che inserisco nell’app non sono “per finalità di cura“.

App mediche: chi può fare cosa

Nel caso di dati raccolti per finalità di cura, secondo quanto dice il Garante per la Privacy, il medico non è tenuto a farci firmare il consenso al trattamento perché è già tenuto, per legge, al segreto professionale. Ciò non vuol dire che non può condividere i nostri dati sanitari con altri, ma può farli vedere ad un altro medico, per consulto, oppure inserirli in modo anonimo in uno studio clinico. Ma non può condividerli con nessun altro. Per quanto riguarda i dati raccolti per altre finalità, invece, il medico o chiunque altro possono raccoglierli e archiviarli, ma solo dopo averci fatto firmare una dichiarazione di consenso esplicita.

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