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SICUREZZA INFORMATICA

Sicurezza informatica, il pericolo maggiore arriva dai dispositivi IoT

Dal decimo summit organizzato da Kaspersky sulla sicurezza informatica viene lanciato un allarme: i dispositivi IoT sono facilmente manipolabili dagli hacker

16 Marzo 2018 - I dispositivi connessi saranno oltre 20 miliardi nel 2020 e diventeranno sempre più importanti nella vita delle persone. Ma c’è un grande problema da affrontare al più presto: i dispositivi IoT non sono sicuri e possono essere controllati da remoto dagli hacker.

Questo è quanto emerge dal decimo summit annuale che Kaspersky ha organizzato in Messico per affrontare il problema della sicurezza informatica. Mentre tutte le aziende si attivano per proteggersi dai ransomware, i virus che bloccano l’accesso al computer e chiedono un riscatto per togliere la limitazione, gli hacker stanno spostando la loro attenzione verso i dispositivi connessi alla Rete. Questo tipo di device sono sempre più presenti nelle nostre vite: pensiamo alle telecamere di videosorveglianza che abbiamo in casa, agli smart toys che acquistiamo ai nostri figli, ma anche alla lavatrice e al frigorifero intelligente che abbiamo comprato per la smart home.

La caratteristica che accomuna tutti questi dispositivi è una soltanto: la totale mancanza di sicurezza informatica. Nella maggior parte dei casi basta scoprire una password per riuscire a prenderne il controllo da remoto. E la chiave di sicurezza utilizzata dalle aziende è sempre la stessa: 0000. È questo il motivo per cui molti esperti di sicurezza informatica hanno lanciato l’allarme: è troppo semplice per un pirata informatico hackerare un dispositivo IoT, è necessario che le aziende produttrici facciano qualcosa e al più presto. Il pericolo maggiore è presente soprattutto nei device realizzati tre-quattro anni fa e che non hanno mai ricevuto un aggiornamento di sicurezza.

Pericolo sicurezza per gli ospedali

I ricercatori di Kaspersky hanno scoperto che uno dei settori presi maggiormente di mira dagli hacker è quello ospedaliero. Non è un caso che le prime vittime dell’attacco WannaCry, che la scorsa estate colpì migliaia di aziende bloccando l’accesso ai computer, furono proprio gli ospedali. All’interno delle strutture ospedaliere sono in aumento i dispositivi connessi utilizzati dai medici, ma il problema è sempre lo stesso: la sicurezza. Gli ospedali sono una vera e propria miniera d’oro di dati personali: tutte informazioni che interessano gli hacker che le possono rivendere nel dark web.

Occhi aperti

Il pericolo è serio e il numero di dispositivi finiti nelle mani degli hacker è sempre maggiore. L’ultimo obiettivo sono i robot. Un ricercatore di IOActive ha dimostrato che i pirati informatici sono in grado di prendere il controllo da remoto dei robot e di utilizzarli per i propri scopi. A Washington un hacker è riuscito a far affogare un robot all’interno di una fontana.

Se le aziende produttrici non interverranno in fretta investendo tempo e denaro sulla sicurezza dei dispositivi IoT, il futuro sarà a tinte fosche.

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