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Smartphone: la Germania chiede aggiornamenti e ricambi per 7 anni

Il pianeta non può più attendere: di fronte al cambiamento climatico, l'UE vuole obbligare i produttori a prodotti più sostenibili, la Germania è ancor più dura

Complici i segnali sempre più evidenti che il pianeta ci invia attraverso il cambiamento climatico sull’insostenibilità dei ritmi moderni, le autorità di regolamentazione, presa coscienza del problema, stanno provvedendo a legiferare per raggiungere il compromesso migliore tra le varie esigenze.

Lo sta facendo ad esempio la Commissione europea, che vuole rendere obbligatorio per le aziende che producono smartphone e tablet il rilascio di aggiornamenti di sicurezza e pezzi di ricambio per cinque anni dalla presentazione, mentre per i tablet – che hanno un ciclo vitale più lungo degli smartphone – l’intenzione è di arrivare a sei anni per le parti sostitutive. A margine di questo passaggio, che sarebbe importante per ridurre l’obsolescenza e dunque il numero di rifiuti elettronici, la Commissione vorrebbe obbligare i produttori a rendere pubblico il costo delle riparazioni di ogni prodotto.

La Germania va oltre le richieste UE

In questo scenario si inserisce la Germania, il cui governo federale vuole andare oltre ed essere ancora più rigido in fatto di normative che possono essere utili nella tutela dell’ambiente. Il Ministero dell’Economia tedesco spinge affinché a Berlino si vari una norma che obblighi i produttori ad arrivare a sette anni di aggiornamenti di sicurezza e per un tempo analogo si garantisca al cliente la possibilità di riparare il dispositivo in caso di danni, in modo da non doverlo gettar via per acquistarne uno nuovo.

Uno spreco che la Germania vuole evitare anche a costo di apparire più duri della Commissione europea. Una posizione molto ambiziosa quella tedesca, specie se si pensa che in termini di aggiornamenti di sicurezza generalmente i produttori faticano ad andare oltre i due anni a parte i top di gamma, dove generalmente ne vengono offerti tre, e qualche eccezione. Ma, considerati anche i segmenti più bassi, la media dell’intero mercato è quella, circa due anni dalla presentazione: l’Europa ne chiederebbe altri tre, la Germania cinque in più.

I produttori hanno già palesato disappunto, e fatta eccezione per Apple che almeno sugli aggiornamenti di sicurezza è già allineata alle mire della Commissione, gli altri hanno giudicato troppo severi i limiti minimi a cui si pensa. Stessa posizione in merito ai pezzi di ricambio: i produttori vorrebbero limitarsi a display e batterie dal momento che sono i componenti più soggetti a danni o usura, mentre – dicono – fotocamere, altoparlanti, microfoni eccetera sono di gran lunga meno inclini ai problemi.

Tempi di riparazione minori ed etichette diffuse

La Commissione valuta inoltre di fissare a cinque giorni lavorativi il limite massimo per la consegna dei ricambi, per evitare che davanti a tempi di consegna (e quindi di riparazione) troppo lunghi un cliente preferisca disfarsi dello smartphone e acquistarne uno nuovo. La Germania è d’accordo con l’UE su questo e anche sull’intenzione della Commissione di regolamentare la costruzione dei dispositivi per far sì che siano riparabili in modo più semplice, di prevedere delle etichette per sintetizzare l’impatto energetico e per affibbiare a ciascun modello un indice di riparabilità.

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