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Smartwatch anche in Trentino ci sono problemi

La chiamata di emergenza in caso di caduta di alcuni smartwatch si attiva anche quando non c’è un effettivo bisogno e in Trentino sta diventando un problema

La neve, che è finalmente è arrivata sulle Dolomiti, ha portato tanti amanti della coltre bianca in Trentino. E, come ogni anno, questo coincide anche con un conseguente aumento delle chiamate in arrivo alla Centrale Unica di Emergenza (CUE) da parte di sciatori e turisti che in questo periodo invernale hanno fatto aumentare le richieste di intervento del 30% rispetto all’autunno.

A questa gran mole di lavoro per i soccorritori, però, se ne aggiunge anche altro che potrebbe essere in gran parte evitabile. Il problema è che molte di richieste di aiuto (anche 8 o 10 al giorno) arrivano da smartwatch con la funzione di chiamata di emergenza in caso di caduta e, molto spesso, queste chiamate si rivelano dei falsi allarmi.

Il fenomeno è stato già abbondantemente sperimentato negli Stati Uniti con i nuovi Apple Watch e iPhone 14, ma adesso arriva un allarme specifico, tutto italiano, dalla Provincia atonoma di Trento.

Smartwatch, neve e falsi allarme

Il Servizio prevenzione rischi e CUE della Provincia autonoma di Trento, per prevenire queste chiamate di emergenza inutili ma che comunque richiedono un dispendio di risorse, ha persino stilato un vademecum per gli sciatori e i turisti che hanno scelto il Trentino per le loro ferie invernali.

Come risaputo la funzione di chiamata di emergenza si attiva in automatico quando i sensori all’interno dello smartwatch (gli stessi usati per tracciare le attività sportive) rilevano una caduta. Spesso questa però è lieve e senza alcuna conseguenza per lo sciatore o, addirittura, lo smartwatch interpreta erroneamente i movimenti tipici di una sciata come una caduta.

Di solito gli smartwatch mostrano una notifica sul display, o la inviano allo smartphone collegato, per chiedere all’utente se va tutto bene. Se l’utente non interagisce con lo smartphone, allora il dispositivo crede che sia successo qualcosa di grave. La chiamata, a questo punto, parte in automatico e un operatore del 112 è costretto a gestirla.

Sempre più spesso, come spiegano dalla Centrale Unica di Emergenza, lo sciatore dal cui smartwatch è partita la chiamata non risponde all’operatore del 112 perché nel frattempo ha continuato la sua discesa sugli sci. O se risponde, nella stragrande maggioranza dei casi conferma che sta bene e che non ha alcun problema. Nel primo caso il 112 deve mandare i soccorsi in zona (rilevata tramite il GPS dello smartwatch).

Meglio l’app "Where are U"

Allo stesso tempo il CUE del Trentino sottolinea come un metodo altrettanto efficace per sciare in sicurezza, ma meno problematico (per i soccorritori) è scaricare sul proprio smartphone l’App "Where are U" disponibile sia per Android sia per iOS. Questa app è connessa direttamente al CUR NUE 112 è quando si invia una richiesta d’aiuto parte una telefonata al 112 e in contemporanea vengono anche inviate le coordinate del richiedente aiuto.

Sapere dove ci si trova esattamente quando si fa questa richiesta è fondamentale per i soccorsi di cui si ha bisogno, siano questi sanitari, Vigili del Fuoco o Forze dell’ordine. Se per qualche motivo non si può parlare con l’operatore è anche possibile selezionare la chiamata "silenziosa" o "chiamata+chat" per far sapere all’operatore che tipo di soccorso si necessita.

Bisogna però ricordare che l’app Where Are U attualmente non funziona in tutta Italia. Le regioni dove è attiva sono Lombardia, Val D’Aosta, Piemonte, Liguria, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e anche nella Provincia di Roma.

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