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Il Polo Sud per sbarcare su Marte Fonte foto: 123RF
SCIENZA

Una spedizione "spaziale" al Polo Sud per preparare lo sbarco su Marte

Oltre 4mila chilometri in 80 giorni: la "passeggiata" di due esploratori britannici al Polo Sud fornirà dati preziosi per la futura missione su Marte

Il bianco da una parte e il rosso dall’altra: il Polo Sud e Marte non sembrano avere molto in comune, se non altro per i due tipici colori che contraddistinguono questi luoghi, ma una spedizione scientifica potrebbe trovare molti punti di contatto tra l’Antartide e il pianeta. La “missione" è stata organizzata nel minimo dettaglio da due esploratori originari del Regno Unito, Justin Packshaw e Jamie Facer Childs. Il viaggio di questi avventurosi personaggi che vogliono ripercorrere i passi di Roald Amundsen è caratterizzato da oltre 4mila chilometri di scarpinata, da costa a costa del Polo Sud per la precisione. Sono a metà dell’opera e la loro spedizione viene seguita con entusiasmo dalle agenzie spaziali.

L’importanza dell’Antartide per Marte

Il progetto è stato ribattezzato romanticamente “Chasing the Light" (inseguendo la luce) e Packshaw e Facer Childs non hanno alcuna assistenza: NASA ed ESA sono convinte che i dati forniti dalla fredda e infinita passeggiata dei due esploratori ritorneranno preziosi per il futuro sbarco su Marte. In effetti, i protagonisti di questa spedizione stanno testando quali sono le probabilità di sopravvivenza in ambienti estremi, come il pianeta rosso appunto, di cui si sa ancora troppo poco. L’Antartide è il luogo perfetto per comprendere a fondo come potrebbe essere il primo passo in un corpo celeste tanto lontano dalla Terra, ma cosa stanno monitorando esattamente le due agenzie?

I due esploratori sono partiti lo scorso 12 novembre e in 80 giorni dovrebbero completare il loro viaggio tra temperature di gran lunga inferiori allo zero, venti fortissimi e condizioni a dir poco proibitive. ESA e NASA stanno tenendo sotto controllo grazie ad appositi sensori anche i dislivelli di terreno affrontati, i battiti cardiaci, il livello di stress, quanto sonno si concedono Packshaw e Facer Childs e molto altro ancora. Il viaggio è, inoltre, un modo ottimo per monitorare le “condizioni di salute" dell’Antartide, anche di recente al centro delle attenzioni della NASA.

Distanze e miraggi

Al termine della spedizione al Polo Sud, le agenzie spaziali capiranno meglio come è possibile orientarsi con le cosiddette “distanze a occhio". In Antartide non è sempre semplice valutare quanti chilometri siano stati percorsi e quanti ne manchino per raggiungere una meta e lo stesso discorso vale per gli astronauti che hanno affrontato situazioni del genere sulla Luna. Uno degli aneddoti più celebri in questo senso è quello della missione dell’Apollo 14. Cinquant’anni fa, infatti, gli astronauti valutarono un cratere lunare distante almeno un chilometro e mezzo, quando invece si trovava ad appena quindici metri da loro.

Gli esploratori britannici hanno programmato ogni tappa alla perfezione, cercando di raggiungere il Polo Sud il giorno di Natale, obiettivo che fin da subito è apparso complicato, ma non meno affascinante. Di sicuro questi due “avventurieri" hanno un pizzico in più di entusiasmo rispetto al già citato Roald Amundsen, primo uomo a raggiungere il Polo Sud che nel 1911 commentò freddamente (da buon norvegese) la sua impresa con la frase “l’obiettivo è raggiunto". Marte e forse altri pianeti in futuro potranno non avere più segreti per gli astronauti che avranno l’onore di camminare su terreni così distanti da noi: ecco allora che sarà impossibile non ringraziare l’Antartide per il prezioso contributo offerto.

Simone Ricci

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