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SICUREZZA INFORMATICA

Videogame smartphone ti spiano: ecco cosa succede

Una ricerca pubblicata su Vox ha rivelato che molte giochi rubano i dati degli utenti per rivenderli a terze parti. Come vengono usati e per quale scopo?

15 Maggio 2019 - Diversi studi sui più famosi videogame per smartphone hanno dimostrato che molte di queste app spiano gli utenti. I giochi invierebbero i dati personali a terze parti non ben identificate, tanto che persino gli sviluppatori delle app non saprebbero bene quali informazioni vengono inviate e a chi.

Tra le applicazioni incriminate ci sarebbe Angry Birds. Tuttavia, lo sviluppatore Rovio non saprebbe molto sull’identità delle fantomatiche “terze parti”. Un report pubblicato su Vox ha analizzato il problema, rivelando che la maggior parte delle app presenti in uno smartphone comunica con software di terze parti che inviano pubblicità  tipo all’utente mentre gioca. Spesso questi programmi appartengono ai big del settore, tra cui Facebook, Google o Twitter. La ricerca non ha saputo spiegare come questi software raccolgono le informazioni dell’utente.

Videogame e dati personali

Uno dei primi dati rilevati dal report Vox è che molte videogame per smartphone contengono al loro interno dei codici inseriti da altre società. Questo perché gli sviluppatori non costruiscono più le app da zero, ma ne prendono altre già esistenti e le personalizzano. Questo permette di risparmiare tempo e denaro. Purtroppo, però, c’è un prezzo da pagare: molti videogame per smartphone nascondono dei codici che comunicano con software esterni, regalando i dati personali degli utenti.

Gli studi hanno dimostrato che i giochi sono i canali preferenziali per prelevare dati personali e lanciare messaggi commerciali senza generare troppo scalpore. Si tratta di attività ludiche, e mentre vengono usate il livello di attenzione è molto basso. Più i giochi sono famosi e più si ignorano i rischi. Eppure, le app di questo tipo hanno un peso enorme per le aziende pubblicitarie: sono amatissime dagli inserzionisti che quotidianamente investono in pubblicità più o meno invasive. L’utente d’altro canto non si preoccupa o non si accorge di tutti i dati personali che regala all’app e a terze parti con cui questa è connessa. Vuole semplicemente avviare una nuova partita senza pensare troppo alle conseguenze.

Inoltre, il modo in cui gioca una persona può fornire tante informazioni sul suo umore, su cosa ama o che succede nella sua vita. Molti studi hanno dimostrato che le persone giocano in modo più intenso quando sono a dieta o quando sono depresse. Di conseguenza molte applicazioni potrebbero sfruttare questo dato per inviare loro una pubblicità su un prodotto dimagrante.

Dati anonimi, siamo sicuri?

Inoltre, anche se i dati prelevati dai giochi dovrebbero essere anonimi, nella realtà non è così. Un’inchiesta del New York Times ha scoperto che è molto facile de-anonimizzare le informazioni prelevate dalle app. Innanzitutto, è possibile geolocalizzare i dati, quindi risalire alla posizione della persona nello spazio. Oltre a questo, le app vengono usate sugli smartphone e quindi possono risalire a numeri di telefono, e-mail, profili social e quant’altro.

Fortunatamente, le app usano questi dati per scopi innocui: soprattutto per inviare messaggi pubblicitari personalizzati in base a interessi ed esigenze del giocatore. Questo non esclude il bisogno di rilasciare accurate informative sulla privacy al momento del download.

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