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Zoom, in arrivo una funzione per bannare chi disturba le videochiamate

Zoom è pronta ad aggiornarsi con una nuova funzione pensata per bloccare coloro che disturbano le chat. Ecco come funziona

A partire dal 26 aprile la piattaforma di videochiamate e videoconferenze Zoom potrebbe diventare un posto più sicuro e pulito. Come annunciato nelle settimane scorse dal fondatore e CEO di Zoom Eric Yuan in una intervista alla CNN, infatti, stanno arrivando le prime misure contro lo “zoombombing“.

Cioè quella fastidiosissima pratica che consiste nell’intrufolarsi in una videochiamata pubblica per pronunciare parolacce, offese o bestemmie o per compiere atti osceni come proiettare materiale pornografico. Non siamo ancora alla possibilità di bloccare un singolo utente, ma ci si potrebbe arrivare a breve se la nuova funzionalità introdotta dagli sviluppatori di Zoom dovesse sortire gli effetti sperati. Si tratta, in buona sostanza, di una segnalazione dei profili che fanno zoombombing alla quale, successivamente, potrebbe seguire un ban. Ma non sarà l’utente a deciderlo.

Ban su Zoom, come funziona

I proprietari degli account e gli amministratori dei Meeting su Zoom potranno abilitare un’impostazione per consentire all’host di segnalare i partecipanti alla chiamata. Questa funzione genererà un rapporto che verrà inviato al team “Zoom Trust and Safety” che valuterà eventuali usi impropri della piattaforma e potrà arrivare anche a bloccare l’utente disturbatore, se sarà ritenuto necessario. La possibilità di segnalare un account al team di Zoom sarà introdotta nella versione del client che verrà rilasciata il 26 aprile 2020.

Il boom dello zoombombing

Zoom ha registrato una crescita esponenziale nei mesi di marzo e aprile, a causa del boom dello smart working e delle videochiamate, in sostituzione degli incontri faccia a faccia non più possibili a causa del distanziamento sociale. Il problema, però, è che l’app non era affatto pronta ad un successo così veloce e inaspettato e, infatti, i suoi limiti sono emersi immediatamente. Lo zoombombing, ad esempio, nasce da una banale svista: fino a pochi giorni fa i dati per accedere ad una videoconferenza erano mostrati nella schermata principale dell’app e, di conseguenza, chiunque condividesse uno screenshot della videochiamata non faceva altro che diffondere la porta (aperta) per entrare a disturbare. Un secondo problema, poi, è la sicurezza dei dati trasmessi su Zoom: la crittografia è stata giudicata da diversi esperti troppo debole e, per questo, a partire dalla prossima versione del client Zoom sarà sostituita da una ben più robusta crittografia AES-256.

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