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Basta un attacco hacker sferrato da un PC per mettere KO Internet

Chi pensa che serva un esercito per scatenare il caos sul web e mandare in tilt i server che gestiscono Internet... si sbaglia di grosso

Gli attacchi hacker sono ormai all’ordine del giorno, ma quello dello scorso 31 ottobre è stato devastante. È riuscito a mandare in tilt numerosi servizi web, prima negli States per poi diffondersi a macchia d’olio anche in Europa paralizzando Internet. Si è trattato di un massiccio attacco di tipo DDoS.

I ricercatori danesi del TDC Security Operations Center hanno, però, scoperto non è necessaria una botnet – ossia una rete di computer infettati da malware controllati da un singolo hacker – ma è sufficiente un normale computer con una connessione a banda larga di almeno 15Mbps per mettere fuori gioco i principali server Internet. Esiste, infatti, una nuova tecnica – conosciuta come BlackNurse – che, invece di bombardare un server con terabyte di dati come nel caso del DDos, invia pacchetti Internet Control Message Protocol (ICMP) per bloccare il funzionamento di un sito web.

Attacchi sempre nuovi da contrastare

ICMP Type 3 è il protocollo utilizzato dai router e altri dispositivi di rete per inviare e ricevere messaggi di errore. I ricercatori danesi del TDC Security Operations Center spiegano che lo stratagemma risiede nella dimensione di questi pacchetti. Se vengono inviati pacchetti ICMP che superano la soglia compresa tra i 15 e i 18 Mbps, i processori di alcuni firewall come, per esempio, quelli di Cisco, Palo Alto Networks, SonicWall e Zyxel, non sono in grado di gestirli, si sovraccaricano e vanno letteralmente in tilt: non sono più in grado, insomma, di proteggere reti e server che sono tagliati fuori da Internet. Quello che sorprende è che per eseguire un attacco BlackNurse, come accennato all’inizio, basta un normalissimo notebook con una buona connessione a banda larga.

Hacker digita tastiera di un laptopFonte foto: Shutterstock
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Buone notizie in arrivo

I ricercatori danesi sostengono che esistono dei sistemi per combattere BlackNurse. TDC consiglia di impostare dei filtri software per prevenire questo tipo di attacchi e che si tratta principalmente di un problema circoscritto a quella tipologia di firewall che consente la ricezione di pacchetti ICMP dall’esterno. Palo Alto Networks fa sapere che i suoi firewall sono configurati per scartare automaticamente le richieste ICMP, a meno che l’azienda non modifichi le impostazioni di default e non segua le linee guida sulla protezione consigliate dal produttore. Anche Cisco, dal canto suo, non ritiene che questa scoperta del TDC rappresenti un grande problema per la sicurezza dei suoi firewall.

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Hacker al lavoro

Morale della favola

Il vero pericolo, in tutta questa storia, è che non tutti i firewall sono progettati e configurati per seguire determinate regole e che alcune aziende possono aver avuto motivi per modificare le loro impostazioni e lasciare libero accesso ai dati ICMP. La scoperta dei ricercatori danesi, anche se la minaccia non è elevata, lancia comunque un monito: un attacco DDoS (Denial Of Service) può assumere diverse e inaspettate forme. E chissà quante sono ancora sconosciute.

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