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Facebook ferma gli sviluppatori che usano dati come mezzo di controllo

Il social ha aggiornato le sue condizioni d’utilizzo per impedire agli sviluppatori di usare i dati Facebook e Instagram per creare strumenti di sorveglianza

15 Marzo 2017 - In risposta alle continue pressioni da parte dell’American Civil Liberties Union, Facebook ha aggiornato la sua Policy per evitare che i dati degli utenti dello stesso social network e anche di Instagram vengano utilizzati come strumenti di controllo. Si tratta di un passo in avanti importante in tema di privacy.

La ACLU ha rilevato diversi casi di sviluppatori che di recente hanno utilizzato le informazioni raccolte attraverso account Facebook e Instagram per creare dei veri e propri strumenti di sorveglianza. A ottobre sempre l’ACLU ha scoperto dati degli utenti di Facebook, Instagram, e anche Twitter, nel software di sorveglianza Geofeedia, che venivano venduti alle forze dell’ordine. Facebook già da tempo aveva sostenuto che tutto questo era contrario alle sue politiche. Però ancora mancava un provvedimento concreto e un aggiornamento della sua policy, che finalmente è arrivato.

L’aggiornamento contro gli sviluppatori

In un post che annuncia i nuovi provvedimenti che impediranno agli sviluppatori di raccogliere dati e divulgarli per creare degli strumenti di controllo, Rob Sherman, Chief Privacy Officer di Facebook, spiega: “Il nostro obiettivo è quello di rendere la nostra politica il più esplicita possibile. Nel corso degli ultimi mesi abbiamo intrapreso diverse azioni contro gli sviluppatori che hanno creato e creano strumenti pensati per la sorveglianza, in violazione delle nostre politiche esistenti. Vogliamo essere sicuri che tutti capiscano la politica di fondo e come rispettarla”. Facebook ha inoltre tagliato i legami con molti sviluppatori che in passato hanno creato strumenti di sorveglianza, mentre ha mediato con altri per portare i loro sistemi in conformità con la policy del social network. Si tratta solamente di uno degli ultimi aggiornamenti di policy per Facebook. Il social di recente ha vietato espressamente la pubblicità discriminatoria in accordo con l’associazione Color of Change.

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