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SICUREZZA INFORMATICA

Cina, nuova stretta su Internet: messe al bando le VPN

Il governo di Pechino ha varato un provvedimento per ripulire il web dalle VPN non autorizzate. L’obiettivo è impedire agli utenti di aggirare la censura

25 Gennaio 2017 - Quando si parla di Cina una delle prime cose che viene in mente è la parola censura. E negli ultimi anni, nonostante le continue promesse e le incessanti pressioni, la situazione per quanto riguarda la libertà di pensiero non è affatto cambiata.

Ci sono state delle lievi aperture, soprattutto a ridosso di eventi internazionali, ma la macchina di “prevenzione” non si è mai fermata. Come dimostra la scure lanciata contro la tecnologia che ha spinto il Dragone Rosso a estendere il suo controllo anche sulle applicazioni. Alcuni giorni fa, infatti, è entrato in vigore un nuovo regolamento: tutti gli store presenti in Cina sono costretti a registrarsi presso le autorità. Il provvedimento, secondo Pechino, è stato varato per proteggere i consumatori dalle app fraudolente. Nelle ultime ore invece la censura cinese ha preso di mira anche le VPN, vale a dire le reti sicure che permettono di aggirare il sistema di controllo di Pechino.

L’obiettivo di Pechino: ripulire il web dalle VPN

Come riportano numerosi quotidiani internazionali, il governo cinese ha varato un programma con cui promette in 14 mesi di ripulire il web dalle VPN (Virtual Private Network) “illegali”. Ad annunciare la purga è stato il Ministero dell’Industria e dell’Informazione Tecnologica. Ufficialmente lo scopo del provvedimento è impedire che queste reti protette operino senza autorizzazione. In realtà, conoscendo la storia di Pechino, l’obiettivo principale è mettere i bastoni tra le ruote a cittadini e organizzazioni per evitare che oltrepassino quello che in Occidente è stato definito il “Great Firewall of China”. Si tratta di un potente meccanismo di sorveglianza che blocca l’accesso a siti internet che contengono informazioni non in sintonia con i “dogmi” del governo cinese.

Perché la Cina blocca le VPN

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Il Great Firewall negli anni ha estromesso dal web cinese centinaia di siti internet, tra cui troviamo Facebook, Twitter e soprattutto Google. La loro colpa è quella di essere troppo democratici. Ad esempio, oggi in Cina la popolazione su internet non trova nessuna informazione sulla repressione contro i monaci Tibetani o sul massacro di piazza Tienanmen. Per accedere a queste notizie “pericolose”, i cinesi devono ricorrere alle VPN. Reti che a questo punto non potranno essere più utilizzate per aggirare la macchina di sorveglianza cinese. Ma c’è anche un altro problema. Le VPN sono utilizzate anche dalle grandi multinazionali per proteggere le loro transazioni economiche. La stretta sarà estesa anche a loro?

La durata del provvedimento contro le VPN

Intanto il provvedimento è partito e sarà attivo fino al 31 marzo 2018. Durante questo lungo intervallo di tempo c’è un grosso evento che Pechino vuole proteggere: il 19° Congresso Nazionale del Partito Comunista.

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