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Diaframma, tempo di scatto e ISO: come fare foto perfette

Diaframma, tempo di scatto e ISO sono tre tra i parametri che un bravo fotografo deve tenere in considerazione per scattare un'immagine perfetta

20 Aprile 2017 - Diaframmi, tempi e ISO rappresentano il cosiddetto “triangolo dell’esposizione”. Il diaframma stabilisce la quantità di luce che arriva al sensore al momento dello scatto, il tempo è l’unità di misura che ne determina la durata, mentre l’ISO indica la sensibilità del sensore alla luce: più è elevata e maggiore sarà la possibilità di scattare delle buone foto anche in condizioni di scarsa illuminazione.

L’esposizione rappresenta l’elemento più importante per la buona riuscita dei vostri scatti. Capire come funziona e come impostarla è il primo passo per ottenere scatti all’altezza delle vostre aspettative. L’esposizione si basa, quindi, su questi tre elementi – diaframma, tempo di scatto (detto anche di esposizione) e sensibilità ISO – e collaborano, se ben impostati, a determinare la giusta quantità di luce che deve raggiungere il sensore digitale. Una foto sbiadita, oppure troppo scura, è un’immagine scattata con un’esposizione non corretta che poi è difficile da correggere in fase di post produzione in un programma di fotoritocco.

Esposizione manuale o automatica?

Le fotocamere digitali, nella maggior parte dei casi, offrono due sistemi per regolare in modo corretto l’esposizione: la modalità automatica, ossia la macchina fotografica fa tutto da sola, oppure intervenire manualmente per regolare le impostazioni. Se state muovendo i primi passi nel mondo della fotografia, potreste optare per la regolazione automatica ma, man mano che prendete confidenza con la vostra fotocamera, arriverà un giorno in cui vorrete avere il controllo totale dei vostri scatti. E tutto parte dall’esposizione e dalla corretta impostazione dei tre parametri che la regolano. Analizziamoli, quindi, nel dettaglio.

Diaframma e la luce

Il diaframma, a secondo della sua apertura, determina la quantità di luce che raggiunge il sensore nel periodo di tempo in cui l’otturatore rimane aperto. È costituito da un sistema a lamelle che riduce o aumenta il passaggio della luce in base alle impostazioni del fotografo. I diaframmi utilizzano l’unità di misura f/stop che va dal numero più piccolo che corrisponde all’apertura più grande, al numero più grande che, invece, indica l’apertura più piccola. Ogni incremento di f/stop corrisponde a 1 stop, e ogni incremento equivale al doppio della luce. Attenzione perché chiudere troppo il diaframma produce fenomeni di diffrazione: meglio restare sotto i f/16. Se avete impostato, per fare un esempio pratico, il diaframma a f/2,8 sarà molto aperto – quindi il sensore sarà colpito da molta luce – mentre un’impostazione a f/11 farà entrare molta meno luce. Insomma, i numeri bassi aprono il diaframma, mentre i numeri alti lo chiudono.

Diaframma e la profondità di campo

Il diaframma, o meglio, il suo grado di apertura, incide sulla profondità di campo. Qualche esempio? Un diaframma molto aperto – per esempio f/1,4 oppure f/2,0 – è l’ideale quando volete dare risalto a un soggetto mettendolo in primo piano rispetto allo sfondo, come in un classico ritratto. Un diaframma chiuso – per esempio f/8,0 oppure f/11 – è da preferire quando volete ampliare la zona a fuoco come nella foto di un paesaggio. Ricapitolando, il diaframma più è aperto e più luce raggiunge il sensore diminuendo, al contempo, la profondità di campo. Un diaframma più è chiuso, viceversa, lascerà entrare meno luce ma offrirà maggiore profondità di campo.

Tempi di scatto. A voi la scelta!

Un’altro modo per variare la quantità di luce in ingresso nella nostra fotocamera è di utilizzare i tempi scatto (o di esposizione). L’otturatore è un meccanismo posizionato davanti al sensore che si apre per una data quantità di tempo di esposizione impostata, per poi chiudersi e non far passare più luce. Un tempo di scatto veloce consente di “congelare” l’azione ed è consigliato per i soggetti in movimento, mentre un tempo di scatto lento offre la possibilità di aumentare, invece, il senso di movimento con risultati, spesso, molto suggestivi. Vediamo nel dettaglio gli effetti prodotti dai vari tempi di esposizione.

  • Tempi corti – Sono da utilizzare per cogliere l’attimo in scene con movimento. Non occorre andare a un Gran Premio di Formula Uno e catturare nitidamente l’immagine di una monoposto che sfreccia a 300km all’ora. Una scena in movimento possono essere dei corridori o ciclisti oppure, più semplicemente delle onde che si infrangono sugli scogli. In questi casi sono consigliabili tempi corti che vanno dal 1/500 fino al 1/4000 di secondo. Per una Ferrari che, si spera, corra per vincere, un’impostazione di 1/1000 dovrebbe bloccarne il movimento – si spera solo in foto – mentre per dei bambini che giocano, saltano e si divertono potrebbero bastare anche da 1/320 a 1/500 di secondo.
  • Tempi medi – Sono probabilmente i tempi che userete con più frequenza e che vanno, di solito, da 1/30 fino a 1/250 di secondo. Sono l’ideale per scattare il ritratto di una persona in posa, un panorama, il vostro cane che schiaccia un pisolino. Il risultato è un’immagine nitida senza effetto di mosso.
  • Tempi lunghi – Se sognate foto a lunga esposizione dovete organizzarvi. Dovete posizionare la fotocamere su una superficie stabile o, ancora meglio, investire in un treppiedi per tenere immobile la fotocamera. I tempi lunghi, partono approssimativamente da 1/15 di secondo fino ad arrivare a 30 secondi o all’infinito. Ma gli effetti che riuscirete a creare vi sorprenderanno ogni volta.

Sensibilità ISO: ultima spiaggia

La sensibilità ISO è la sensibilità del sensore alla luce. Questa è la sua classica definizione, ma per farvi capire il suo scopo useremo un esempio. Immaginatevi di trovarvi in condizioni di scarsa luminosità e hai deciso di immortalare una persona senza però rischiare di incorrere nel mosso, anche perché non avete con voi un supporto. Avete già impostato il diaframma alla massima apertura – f/2,8 per esempio – e non potete diminuire ulteriormente il tempo di scatto (1/60s). Cos’altro potete fare? La risposta è ricorrere alle impostazioni della sensibilità ISO. Se scattate una foto in una bella giornata soleggiata, è sufficiente impostate l’ISO a 100. Se, invece, vi trovate in una condizione di scarsa luminosità, e non modificate l’ISO, lo scatto risulterà sottoesposto, ossia foto con zone chiare nelle quali mancano dettagli. Bisogna, quindi, usare valori sempre maggiori di sensibilità per impressionare sufficientemente il sensore per esporre in modo corretto il soggetto. Impostare ISO 200, o superiore, è la soluzione. La sensibilità ISO è, però, un’arma a doppio taglio che ci consente di ottenere più luce, ma a scapito della qualità. Non è raro che, insieme alla luminosità, aumenti anche una sorta di disturbo e, nello specifico, rumore di luminanza e crominanza. Non vi resta che sperimentare!

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