SCIENZA

Microplastiche, ingeriamo "una carta di credito" ogni settimana: i rischi

Ogni settimana ingeriamo circa 5 grammi di microplastiche, l'equivalente in peso di una carta di credito: ecco da dove arrivano

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Fonte: iStock - doble-d

Quando le materie plastiche rivoluzionarono il mercato, negli anni Cinquanta, nessuno pensava ai potenziali effetti collaterali di un mondo invaso dalla plastica. Soltanto negli ultimi anni si è iniziato a studiare l’effetto della plastica anche sulla salute dell’ambiente e delle persone.

Uno studio molto recente ha individuato microplastiche nel sangue di esseri umani, ma ne sono state trovate tracce anche nelle feci, nei polmoni, nei tessuti di animali e persone.
Un team di ricerca dell’Università di Medicina di Vienna ha riepilogato i risultati dei numerosi studi che nel corso degli anni hanno indagato la presenza e gli effetti delle microplastiche sul corpo umano.

Microplastiche: dal mare alla tavola

Negli ultimi anni, diversi istituti di ricerca si sono occupati di studiare le conseguenze dell’accumulo di grandi quantità di plastica in diversi ambienti e habitat marini del pianeta. Si parla in particolare di microplastiche, particelle di dimensione compresa tra 0,001 e 5 millimetri, e di nanoplastiche – che sono invece i particolati di misura inferiore a 0,001 millimetri. Insieme costituiscono il “regno” delle micro e nanoplastiche, spesso abbreviate come MNP.

E se gli studi sugli effetti ambientali dell’inquinamento da microplastiche disegnano ormai da anni scenari preoccupanti, i primi studi sulle conseguenze delle MNP per la salute umana rivelano che il nostro corpo contiene molte più microplastiche di quanto si potesse ipotizzare.

Tutto inizia dal mare: secondo uno studio inglese del 2016, ogni 6 chili di bucato in fibra sintetica vengono rilasciate in mare oltre 700.000 microparticelle di plastica, derivanti dalle fibre dei tessuti lavati in lavatrice, dal poliestere all’acrilico. Tonnellate di plastica raggiungono il mare ogni anno, non soltanto dagli scarichi delle lavatrici, e raggiungono facilmente la catena alimentare passando dalle specie marine che se ne nutrono e dai sali marini.

Così le plastiche dei nostri abiti si ripropongono sulla tavola della cena, secondo i numerosi studi citati sulla rivista Exposure & Health. Studi recenti, datati 2020 e 2021, hanno addirittura scovato tracce di microplastiche in alcuni cibi “terrestri”, come riso, verdure ed alcuni frutti.

Secondo lo studio di Senathirajah e Palanisami del 2021, ognuno di noi ingerisce in media 5 grammi di microplastiche ogni settimana, l’equivalente in peso di una carta di credito. Ovviamente dipende dalla zona in cui si vive, dalla dieta e soprattutto dallo stile di vita.

Il nemico invisibile

Alcune scelte di vita possono influenzare in maniera importante l’involontario consumo di microplastiche. Uno dei nemici invisibili più pericolosi si introduce nel nostro corpo non dal cibo, bensì dall’acqua che beviamo.

Una ricerca del 2019 sostiene che chiunque beva il raccomandato litro e mezzo d’acqua al giorno da bottiglie di plastica ingerisce circa 90.000 microparticelle di plastica l’anno soltanto in questo modo. Di contro, chi beve soltanto acqua del rubinetto può diminuire il “consumo” di MNP fino a 40.000 totali, considerando anche quelle ingerite da altre fonti alimentari. Le bottiglie di acqua minerale sono fatte in PET, materiale plastico estremamente versatile, ma che esposto alla luce per molto tempo degrada rilasciando nell’acqua alcune sostanze in grado di interferire con il sistema immunitario del corpo umano.

Come dimostrato da uno studio del 2017, il corpo umano è molto resistente ad attacchi del genere, e soltanto una piccolissima quantità di plastica riesce ad essere assorbita dall’organismo. I rischi connessi al consumo di microplastiche sono legati soprattutto allo sviluppo di diabete, obesità e malattie del fegato.

I potenziali effetti avversi delle microplastiche sulla salute possono essere limitati anche con l’adozione di un corretto stile di vita: “per un intestino sano è molto più facile scongiurare eventuali rischi per la salute”, spiegano i ricercatori.

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