SCIENZA

Abbiamo addestrato i batteri a eliminare l'inquinamento. E funziona

In base a quanto scoperto da alcuni ricercatori americani, i batteri possono rivelarsi utili per eliminare l'inquinamento

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Fonte: Pixabay

Tra gli esseri viventi che vengono descritti continuamente in maniera negativa, i batteri sono con tutta probabilità in cima a questa classifica poco invidiabile. Non se ne parla mai bene per vari motivi, eppure una recentissima scoperta scientifica sta in parte riabilitando questi microrganismi. Un test pilota condotto dall’azienda americana LanzaTech, specializzata in biotecnologia, ha permesso di “riprogrammare” alcuni batteri direttamente in laboratorio e grazie a questo esperimento gli stessi batteri sono in grado di trasformare l’inquinamento in qualcosa di utile e prezioso. L’ufficialità di quanto appena descritto è arrivata da chi ha condotto la ricerca, un gruppo di studiosi che ha voluto dare una svolta alla tutela ambientale.

I batteri riprogrammati hanno fatto diventare alcuni gas inquinanti delle vere e proprie risorse, in particolare il test pilota si è focalizzato su acetone e isopropanolo, i quali hanno un mercato globale da diversi miliardi di dollari. Come ci riescono? La ricerca è stata pubblicata con minuzia di particolari nella rivista specializzata Nature Biotechnology. L’obiettivo è stato quello di trovare un’alternativa valida e soprattutto a emissioni zero rispetto a quelle attuali che sfruttano il petrolio e il gas naturale a livello industriale. L’intuizione è arrivata grazie alla fermentazione batterica tipica dell’industria alimentare (è fondamentale per yogurt, birra e molti altri prodotti).

I batteri che sono stati utilizzati in laboratorio

Nel settore appena menzionato, i batteri sono utili perché ottengono l’energia necessaria per la fermentazione direttamente dallo zucchero. I ricercatori americani, al contrario, si sono dati da fare con un batterio che fermenta il gas, nello specifico il microrganismo meglio noto come Clostridium autoethanogenum, esemplare anaerobico che produce etanolo dal monossido di carbonio. Grazie alla biologia sintetica, gli autori dello studio hanno programmato in maniera specifica il patrimonio genetico dei batteri che sono stati così “invogliati” a sintetizzare le molecole dell’acetone e dell’isopropanolo, un’attività che in natura non sarebbe possibile. È stato dunque un processo “artificiale”, ma utile come non mai.

Ottima sostenibilità ambientale

La biologia di sintesi, infatti, è qualcosa a metà strada tra la biologia classica e l’ingegneria. Il suo fine è quello di dar vita appunto a sistemi artificiali per ricerche ingegneristiche e applicazioni mediche e biotecnologiche. Nel caso dei batteri riprogrammati in laboratorio, la produzione di sostanze non inquinanti è stata definita un successo. Il procedimento è stato efficiente e soprattutto ci sono stati risultati incoraggianti per quel che concerne la sostenibilità ambientale. Nello studio pubblicato nella rivista specializzata, si può leggere quello che è stato il comportamento dei batteri sfruttati da Lanza Tech.

Nello specifico, questi microrganismi hanno assorbito un quantitativo maggiore di anidride carbonica, un livello superiore rispetto a quello che riescono ad emettere in circostanze normali. Le basse emissioni hanno dunque fatto la differenza e l’intero processo condotto dai ricercatori statunitensi è stato caratterizzato da un’impronta carbonica negativa. Il Clostridium autoethanogenum è uno dei pochissimi batteri capaci di fermentare come appena descritto. È stato isolato per la prima volta dalle feci di un coniglio, forse non proprio un procedimento gradevole ma che ha portato all’approfondimento di un essere vivente che ora potrebbe (almeno questa è la speranza) riscrivere la storia della tutela ambientale.

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