SICUREZZA INFORMATICA

E' tutto vero: smartphone e TV ci ascoltano "attivamente"

Per la prima volta una società di marketing ammette di accedere al microfono di telefoni e TV e di ascoltare le conversazioni degli utenti: è partner di Google, Amazon, Microsoft e Meta

Pubblicato:

Da quando gli smartphone sono entrati nella nostra vita e non possiamo più farne a meno, tutti prima o poi abbiamo avuto l’impressione che “il telefono ci ascolta“. Magari abbiamo parlato con un amico e un parente di un argomento, un servizio o un prodotto specifico e poi, senza aver cercato nulla su Google o altri motori di ricerca, abbiamo visto pubblicità online riguardanti proprio quel prodotto o servizio.

Per anni l’idea che i telefoni ci possano spiare per fini pubblicitari è stata liquidata come una delle tante fake news, credibile quanto quella sui coccodrilli nelle fogne di New York. Ora, però, sta circolando una notizia che sembra confermare almeno in parte questa teoria e che, di sicuro, merita un approfondimento e molte spiegazioni.

Se quanto trapelato nelle ultime ore dovesse rivelarsi anche soltanto in parte vero, infatti, si aprirebbe un gigantesco vaso di Pandora.

L’Active Listening di CMG Local Solutions

Tutto parte da un articolo pubblicato dal sito Web 404media, che ha reso noto al mondo qualcosa che, effettivamente, era sotto gli occhi di tutti: dal mese di novembre 2023 l’azienda di marketing online CMG Local Solutionsspinge” sul suo sito il suo servizio di “Active Listening” (ascolto attivo) dedicato a chi vuole farsi pubblicità su Internet.

CMG Local Solutions, che è un’azienda del gruppo editoriale americano Cox Media Group, afferma chiaramente di usare le conversazioni intercettate dai microfoni di smartphone e Smart TV per scoprire i gusti commerciali degli utenti.

La tecnologia sviluppata da CMG usa l’AI per capire quando un utente sta iniziando un discorso commercialmente interessante e, solo in quel caso, attiva la registrazione con il microfono del dispositivo per ascoltare le “pre-purchase conversations“, cioè le conversazioni “pre-acquisto.

CGM afferma, altrettanto chiaramente, di poter usare questi dati per migliorare in modo sostanziale le performance delle campagne pubblicitarie dei suoi clienti e, infine, rassicura che questo metodo è del tutto legale.

La tesi di CGM, infatti, è che è l’utente stesso a dare il consenso all’ascolto attivo ogni volta che installa un’app e le concede i permessi ad accedere ai dati raccolti dal microfono, dalla fotocamera e dagli altri componenti del telefono o della TV.

Come viene usato l’Active Listening

CMG Local Solutions afferma di usare i dati raccolti anche dal microfono dei dispositivi per targettizzare in modo preciso ed efficace le pubblicità che vengono poi mostrate sulla TV in streaming, le app di streaming audio, i classici banner e pop up dei siti Web, i social network e i motori di ricerca come Google e Bing.

Poi l’azienda dichiara di essere partner certificato di Google, Microsoft, Meta (Facebook, in particolare) e Amazon e di poter restringere le campagne pubblicitarie fino ad un raggio di 10 miglia, cioè circa 16 chilometri, attivando i microfoni solo in quella zona di interesse del cliente.

Nel suo sito CGM non fa riferimento diretto a mercati al di fuori degli Stati Uniti, quindi non sappiamo se questa tecnologia venga usata anche per campagne pubblicitarie in Europa.

E’ tutto vero?

Queste informazioni, poco dopo lo scoppio del caso negli USA, sono state rimosse dal sito di CMG Local Solutions, ma sono ancora visualizzabili accedendo all’Internet Cache.

Tuttavia, l’azienda ha risposto a domande specifiche del magazine Ars Technica confermando in buona sostanza gran parte della questione, dicendo che i suoi strumenti di marketing includono “prodotti di terze parti basati su set di dati ricavati dagli utenti dai social media e da altre app e dopo impacchettati e rivenduti ai gestori di dati“.

Poi ha aggiunto che “I dati pubblicitari basati sulla voce e altri dati vengono raccolti da queste piattaforme e dispositivi secondo i termini e le condizioni forniti da tali app e accettati dai loro utenti, e possono quindi essere venduti a società terze e convertiti in informazioni anonime per gli inserzionisti. Questi dati anonimizzati vengono poi rivenduti da numerose società pubblicitarie“.

Nel frattempo, sono già arrivati i primi commenti dai circuiti pubblicitari di cui CMG è partner. Amazon, ad esempio, ha affermato che l’Active Listening è impossibile sui dispositivi Echo, mentre Google ha affermato che Android mostra sempre un messaggio nella barra delle notifiche quando un’app accede al microfono (cosa vera, ma solo a partire da Android 12).

Microsoft e Meta, fino ad ora, non hanno rilasciato dichiarazioni su questa vicenda.

© Italiaonline S.p.A. 2024Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963